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La costruzione di un contesto di collaborazione valutativa nei colloqui di idoneità all'adozione

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2 In questo modo si voleva infatti espandere il numero dei soldati cittadini per ragioni politico-militari. Nella città di Atene, in particolare, la successione al patrimonio riservata ai figli maschi impediva al capofamiglia che già ne avesse, o che fosse lui stesso adottato, di adottare, e la trasmissione degli obblighi sociali e religiosi destinata solo all’uomo di fatto escludeva la donna dalla pratica adottiva; a Rodi il rapporto di adozione era concepito solo tra i cittadini e nella maggior parte dei casi erano coinvolti soggetti parenti. Un forte sviluppo della filiazione adottiva si registra soltanto più tardi nei Paesi dove vige il di diritto romano. In questa periodo la diffusione del cristianesimo porta alla trasformazione del concetto e della pratica adottiva, tanto che Costantino, nonostante l’evidente dissenso della Chiesa verso una atteggiamento che di fatto assolveva gli adulti peccatori, vara delle leggi contro la compra- vendita di figli illegittimi. Nasce la necessità di assistenza ai bambini abbandonati che viene delegata a privati caritatevoli comunque poco pubblicizzati. Nei secoli successivi non sono mancate importanti innovazioni, come quella che riconosceva la legittimazione ad adottare, prima assorbita nell’esclusiva patria potestas dell’uomo, anche alla donna priva di prole, o quella che escludeva dall’adozione i figli generati da una donna concubina. Quest’ultimo limite si spiega agevolmente con la volontà di tutelare la famiglia monogamica e, conseguentemente, di sacrificare i diritti dei figli illegittimi. “Adoptio natura imitatur” era il motto dell’imperatore Giustiniano in base al quale vengono promulgate norme specifiche tra le quali una differenza minima di diciotto anni tra adottante e adottato, l’obbligo di pronuncia da parte di un organo giudiziario per l’adozione, il divieto di adottare i propri figli naturali oppure di poter adottare essendo evirati, la possibilità per le donne e per chi aveva figli naturali di adottare. Durante il Medioevo viene sancito il principio secondo il quale “filius adoptivus non succedit in feudum” che, se da una parte permette la diminuzione del fenomeno della compravendita di bambini abbandonati attraverso l’istituzione di centri per l’infanzia abbandonata, dall’altra, porta al decadimento delle funzioni giuridiche facendo diventare il processo adottivo un accordo privatistico esente da regolamentazioni. Si dà l’avvio, in tutta l’Europa, ad un periodo oscuro che continua anche durante il Rinascimento.
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La costruzione di un contesto di collaborazione valutativa nei colloqui di idoneità all'adozione

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Borghi
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia Sistemico Relazionale
Anno: 2003
Docente/Relatore: Andrea Mosconi
Istituito da: Centro Milanese di Terapia della Famiglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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