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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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14 Prima dell’apparizione della coscienza, dunque, era possibile osservare un mero fatto di coincidenza o scarto tra la concezione di un atto ed il successivo tentativo di realizzazione; con l’intrusione delle suddette finzioni alla semplice osservazione si sostituisce un’idea di soddisfazione, portatrice di una coscienza pura, oppure, un rimorso per il fallimento: è tale fondamentale sostituzione che genera i concetti di merito o demerito. Per de Gaultier è, dunque, l’intervento della coscienza a compromettere, in modo irrecuperabile, la semplicità originaria tanto del fenomeno fisico che di quello morale. La vita della specie, infatti, si sviluppa attraverso la progressiva messa in opera della funzione dell’ereditarietà: il tipo ideale è dato nel passato, il compito delle generazioni future è quello di ripeterne le modalità; l’ideale della razza umana è, ugualmente e indissolubilmente, legato a quello del suo organismo fisiologico. A partire dall’apparizione della coscienza, l’ambito morale si trasformerebbe, dunque, in un insieme di finzioni che, attraverso il prisma menzognero della coscienza stessa, raffigurerebbero, deformandola, la semplicità del fenomeno fisico. In questo senso, l’hérédité che in ambito biologico perpetua le acquisizioni del passato corrisponde, in una razza umana, alla finzione dello “sforzo volontario”. Complemento e scopo di questo è l’educazione, la cui missione consiste nel proiettare in ciascuna coscienza futura l’ideale morale formulato nel passato. Si tratta, come nella specie, di ripetere la perfezione del tipo, attraverso però uno sforzo il cui valore non è intellettuale ma sta, piuttosto, nell’essere volontario: l’uomo migliore è quello che si sforza di più. Si è detto della vita della specie e della funzione dell’ereditarietà: la prospettiva va di pari passo con la fissità delle circostanze esterne. Quando queste cambiano, essendo la specie incapace di adeguare alla trasformazione il proprio piano organico e ostinandosi l’eredità a ripetere il tipo ancestrale, la specie soffre, la sua energia, il suo potere riproduttivo, la sua attività, tutto diminuisce fino a che lo sforzo di alcuni individui, che persistono nel variare, viene comunque vinto dall’eredità e produce creazioni mostruose. 52 Nel teatro di Ibsen, la Donna del mare ha, sempre secondo de Gaultier, alla propria base, come fattore ideologico, le due leggi fondamentali dell’evoluzione (in cui rientra, anche, la scelta tra mare e terra) della specie umana. Le altre opere a cui fa riferimento de Gaultier sono supportate dall’intreccio tra specie e razza, tra sviluppo fisiologico e sviluppo morale, descrivono l’intervallo che va dal periodo di forza fino alla decadenza di un gruppo, avendo come filo conduttore l’inflessibilità del principio che fissa particolari tipologie non più modificabili, la sua efficacia come la sua pericolosità. Ed è, secondo l’autore, proprio da un punto di vista di pura estetica, che questo modello ideologico (la continua messa in scena del procedimento conservatore della vita, del modo in cui il presente conserva le acquisizioni del passato nella specie e nella razza), sempre presente nel dramma di Ibsen, deve essere precisato, evidenziato. De Gaultier delinea un preciso percorso nelle produzione ibseniana, le cui tappe fondamentali sarebbero: Brand (1866), specchio del periodo di prosperità della specie; Spettri (1881), Casa di bambola (1879), Un nemico del popolo (1882) che riflettono già il principio di una decadenza (anche se, solo percepito, esso fa da sfondo alle gesta di individui che ancora incarnano la perfezione del tipo ideale); la decadenza diventa completa con l’Anitra selvatica (1884); e, infine, in Il Costruttore Solness (1892), Rosmersholm (1886) e Gabriel Borkman (1896) appare un’epopea impossibile: lo sforzo di adattamento, attuato dalla tendenza a variare, compiuto in organismi ormai incatenati dall’ereditarietà. Brand, personaggio proteso, con tutta la propria volontà e con uno sforzo prodigioso, al raggiungimento dell’ideale ancestrale, ha come termine cui tendere Cristo; la frase di Gerd la folle: “io ti riconosco, tu sei Cristo”, è essenziale perché indica il modello e così facendo lo sposta nel passato, rivelando come ormai ne sia possibile solo una serie di riproduzioni più o meno riuscite. Nonostante questo, Brand raggiunge la perfezione nel proprio sforzo teso all’assoluta rinuncia predicata e praticata da Cristo. La lotta tra volontà e istinto si risolve a favore della prima solo perché le circostanze che hanno fatto nascere quel tipo preciso sono ancora fisse e tutto ciò che si discosta da esso è decadenza, non novità. In questa situazione, sussiste ancora la corrispondenza tra la finzione morale ed il meccanismo del fenomeno fisico: l’animale fisiologico riproduce, pur ignorandola, la forma dell’ideale in modo del tutto spontaneo; da un punto di vista morale, l’uomo, essendo morale, conosce, vedendola riflessa nella propria coscienza, la formula del passato e la ripete in modo volontario. 53 La sua somiglianza con la tipicità arcaica, meta di un’attività simile in un ambiente ancora uguale, viene percepita come il risultato di un’imitazione. L’uomo sa di essersi realizzato secondo l’immagine di un altro, pur avendolo fatto secondo la propria particolare energia. La menzogna 52 Ivi, p. 140. 53 Ivi, p. 146.
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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Gonzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Silvio Morigi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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berkeley
bovarismo, flaubert
filosofia francese
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