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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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15 (essenza del mondo morale) si costituisce, già qui, anche se la casuale coincidenza tra l’interno (la concezione di sé nella tensione verso l’ideale) e l’esterno (la possibilità della realizzazione dell’immagine, grazie ad un ambiente ancora favorevole) evita, per ora, l’impotenza nel compimento dell’atto. Se l’ambiente comincia a modificarsi, continuando l’eredità a seguire schemi fissi, la specie e la razza tendono a degenerare progressivamente. In effetti, anche in Brand c’è un’avvisaglia di quello che inizia a minare l’integrità della razza. La folla intorno all’eroe è, sì, capace di concepire l’ideale antico, ma non è più capace di farsi forte di questo ideale per compiere gli atti antichi, ha perso il potere di sforzarsi e, difatti, si rivolta contro Brand: la formula morale è impotente a suscitare l’energia di questa folla. C’è un’altra massa, nel teatro di Ibsen, che interessa de Gaultier: è quella che, unanimemente, dichiara Thomas Storkmann nemico del popolo. Sembra opportuno rilevare alcune espressioni usate dall’autore: Storkmann è il nemico comune, contro di lui è stata costruita una tacita congiura, è svanita ogni distinzione politica, tutti, conservatori e liberali, si sono trovati identici, tutti si sono coalizzati. 54 Essendo il fenomeno morale più complesso, la “debolezza” della specie si trasforma, si manifesta, nella razza, come una menzogna, portata avanti e accresciuta dall’educazione, la quale presenta ancora quegli ideali arcaici cui la razza continua ad immaginarsi simile. In questa falsa concezione di somiglianza la razza, ormai, si concepisce diversa da quella che è in realtà e si ritrova nell’assoluta impotenza di realizzare questa concezione. E’ per coprire questo scarto che entra in scena la menzogna, il travestimento: i gesti più ampi del tipo arcaico si riveleranno atti meschini, così come le belle maschere dalla antica nobiltà nasconderanno la degradazione dei volti, infine, i volti dietro queste maschere saranno dimenticati, gli atti non saranno che una mimica, i valori non più sostanziali ma solamente nominali, il sacrificio si ridurrà alla stretta osservanza di pratiche formali. Storkmann diventa, allora, il nemico di tutti, suscita l’odio che assembla i cittadini contro di lui, perché tenta di strappare la maschera, sembra ignorare le convenzioni da commedianti che essi si sono dati; egli domanda, al posto di gesti finti, atti, sacrifici, mettendo a nudo quello scarto irrecuperabile tra ciò che gli uomini sono e ciò che immaginano essere. 55 Personaggi come Storkmann, Nora, Mme Alving rappresentano l’ultimo sforzo del principio conservatore per mantenere integra ed efficace la formula morale. Ormai, la razza è incapace, non solo di realizzare la concezione che si è formata, ma, anche, di modificarla sottraendosi al giogo dell’eredità e dell’educazione. La menzogna sarà l’attitudine vitale utile alla debolezza di tali individui; il buon legislatore sarà, allora, colui che inventerà la “menzogna vitale”, ossia, il modo, attraverso un “simulacro”, di realizzare la falsa concezione. Il migliore rappresentante di questa necessità sarà, nel teatro ibseniano, Relling. Hialmar, ignorante, volgare, basso, non riuscirebbe forse mai a realizzare il personaggio forte, intelligente, nobile che, amandosi troppo, si è illuso di essere, se Relling non lo avesse dotato del simulacro, se il portatore della menzogna vitale non lo avesse persuaso di essere capace di una grande invenzione. Questo talismano diventa la forza che Hialmar non ha mai avuto, lo dispensa dall’agire e lo culla nell’impossibile, è, quasi, un’indulgenza. Un altro simulacro nella famiglia Ekdal è la pistola, oggetto usato continuamente finché tutto rimane a livello della mimica e finché nessun atto reale annienta l’efficacia della menzogna. Tuttavia, la verità di Gregorio Werlé, rompendo l’armonia della menzogna costruita da Relling, restituisce alla parodia di una pistola tutta la sostanza della tragica arma che uccide Hedvige. 56 Questa decadenza è inarrestabile ed il verdetto di lenta, ma progressiva, estinzione della vita è definitivo. Nonostante ciò, la vita cerca di opporre una qualche reazione e, avendo sperimentato l’impotenza del principio conservatore, si rivolge alle possibilità insite nella facoltà di variare: la specie tenterà di modificare il proprio organismo, la razza la propria formula morale. La legge biologica (colta e applicata da de Gaultier alle opere di Ibsen) prevede, però, che la tendenza al cambiamento sia in grado di intervenire solo sugli organismi più elementari e, inoltre, dispone che una specie, una volta formata, non possa differenziarsi e originare specie nuove: passata la sua era, l’attenderà solo l’estinzione. 57 Cionondimeno, c’è un tentativo patetico, uno slancio verso l’irrealizzabile, uno sterile sforzo, compiuto dalla razza e dalla specie. Nella razza il meccanismo di tale sforzo può essere spiegato dallo sdoppiamento, risultato del fenomeno della coscienza e del potere umano di credersi diverso da ciò che è. Così, Rosmer, Borkman, 54 Ivi, p. 149. 55 Ivi, p. 152. 56 Ivi, p. 158. 57 Ivi, p. 160.

Anteprima della Tesi di Alice Gonzi

Anteprima della tesi: Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Alice Gonzi Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

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