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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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3 Capitolo I Il nucleo fondamentale: Gustave Flaubert ed Emma Bovary I. 1. Origini autobiografiche del bovarismo: scrupolo morale e problema comunicativo Il cuore della filosofia di de Gaultier è la nozione di bovarismo che percorre, quale filo conduttore, tutta la sua produzione, dalle opere a carattere più specificatamente letterario, sino alle opere più genericamente filosofiche e morali. I titoli di immediato riferimento sono: Le bovarysme, la psychologie dans l’œuvre de Flaubert, 16 e, soprattutto, Le Bovarysme. Alla fonte di questa idea filosofica sembra di poter riscontrare due motivi fondamentali: il primo è strettamente autobiografico e precedente qualsiasi nozione intellettuale dell’autore, come il medesimo riferisce in Le génie de Flaubert; l’altro, anche se cronologicamente anteriore all’introduzione del 1913, ha le caratteristiche di una riflessione estetica in cui l’autore prescinde dal proprio vissuto psicologico e tenta di tradurlo nei termini di una critica letterario-artistica. L’introduzione dell’opera del 1913 rende innanzitutto conto dei motivi profondi e, per così dire, personali all’origine del bovarismo. Essa si apre con la precisazione, da parte di de Gaultier, che il bovarismo non gli è stato suggerito dalla lettura del romanzo di Flaubert. Questa constatazione si rende necessaria, secondo l’autore, per salvaguardare il carattere espressamente artistico della visione flaubertiana. Infatti, il bovarismo che si esprime nei personaggi del romanziere è un caso particolare del termine generico, sebbene sia, qui, talmente tipico e manifestato con tale rilievo da assurgere, senza esitazione da parte del filosofo, a segno rivelatore, confermante, con immagini concrete, gli sviluppi speculativi che egli ritrae. De Gaultier afferma che l’idea del bovarismo è apparsa come una metamorfosi interiore avvenuta durante l’infanzia; essa si presenta come assolutamente spontanea, al limite dell’irrazionale non essendo figlia di alcun travaglio dialettico, al di là di qualsiasi meditazione su nozioni filosofiche acquisite. Egli non è in grado di fissarne l’epoca precisa né può legarla ad alcun avvenimento della sua vita esteriore, nondimeno, la ritrova in una posizione preminente nei suoi ricordi più vecchi. In origine, questo profondo mutamento appare confuso con uno stato di pura e semplice sensibilità per assumere, quasi immediatamente, i tratti di un problema angosciante, la cui soluzione si dimostrava impellente per le implicazioni espressamente pratiche del problema. La sensazione nasceva, infatti, da un pensiero di natura morale; aveva l’aspetto di uno scrupolo, quello di celare eventuali virtù possedute dall’autore. Il significato di questo nascondere, spiega l’essenza della sensazione stessa: la virtù, una volta conosciuta, manifestatasi all’esterno, sarebbe svanita, si sarebbe sminuita e, soprattutto, non avrebbe potuto essere allo stesso tempo nello spirito degli altri e negli atti di de Gaultier. Questi ha l’impressione che ogni esteriorizzazione della propria attività interiore sia colpita da una sorta di esibizionismo che tende a sottrarre energie a questa attività. Lo scrupolo verso la manifestazione esterna si aggrava, in breve tempo, tanto da provocare una specie di corto-circuito. De Gaultier teme che il solo fatto di conoscere egli stesso la propria azione e di darle un giudizio favorevole o, anche, solo, un giudizio, diminuisca l’azione stessa in forza e in pienezza; preoccupazione che, del resto, viene seguita da una sensazione già vicina ad una visione intellettuale, definibile come un’impotenza causata da un ostacolo insormontabile perché essenziale alla natura delle cose. L’autore cercava, allora, di sminuire, fino all’annientamento, la coscienza del suo agire in modo da dirigere verso la realizzazione di questo tutta l’energia disponibile. Il sentimento di impotenza doveva nascere, però, proprio dal rendersi conto che, allo stesso tempo, l’azione cessava di realizzarsi e, anzi, il tentativo di perfezionarla si concludeva con la sua soppressione. De Gaultier paragona la sua vita, all’epoca, a quella del mistico che per raggiungere lo stato di beatitudine si applica ad annullare in sé tutte le sensazioni e tutta la coscienza. A differenza del mistico che arriva a trovare la propria felicità nella completa perdita di coscienza, il filosofo, nel corso di questa esperienza ossessiva, si persuade dell’impossibilità di realizzare l’azione indipendentemente da uno stato di conoscenza il quale, inevitabilmente, devia e sminuisce l’energia devoluta all’agire. Questa è, in sostanza, la causa dell’imperfezione, condizione e legge dell’esistenza. In altri termini, il bovarismo si presenta, originariamente, come un problema di comunicazione: un vissuto 16 J. DE GAULTIER, Le Bovarysme. La psychologie dans l’oeuvre de Flaubert, Paris 1892. E’ apparsa, inoltre, nella “Revue de la France moderne” (aprile, maggio, giugno, luglio, agosto 1902), e nella “Revue des Idées”, luglio-settembre 1908, nella sua versione definitiva riprodotta, come secondo saggio, in Le génie de Flaubert, Paris 1913², pp. 184-287.

Anteprima della Tesi di Alice Gonzi

Anteprima della tesi: Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Alice Gonzi Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

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