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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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5 I. 2. Genesi artistico - letteraria della teoria del bovarismo Il lavorio che porta dal problema autobiografico alla formulazione razionale della teoria del bovarismo passa, anche, attraverso alcuni articoli a carattere letterario, scritti dal 1897 al 1898 e pubblicati, poi, in La fiction universelle. 15 In realtà, questi articoli sono tutti posteriori alla brochure del 1892, di conseguenza hanno già sullo sfondo la tesi del bovarismo, le fanno, in qualche modo, da corollario. L’autore stesso, infatti, conferma, nell’Avertissement alla riproduzione della brochure in Le génie de Flaubert, che l’idea definitiva è quella del 1892, mentre Le Bovarysme stesso ne sarebbe una precisazione più formale che sostanziale. Tuttavia, l’analisi del trittico di saggi riprodotti nella Fiction universelle e le importanti interpretazioni letterarie ivi contenute appariranno fondamentali nello sviluppo del pensiero degaulteriano. I. 2. 1. Edmond e Jules de Goncourt Il primo saggio riguarda Jules e Edmond de Goncourt e la loro attitudine artistica. De Gaultier fornisce, prima di tutto, alcune precisazioni generali sull’arte, importanti anche per il successivo sviluppo della sua teoria. Da una parte, la filosofia tedesca sostiene che la vita dimostra vivendo la propria volontà di vivere; dall’altra, lo spettacolo del cervello umano, qui assimilato al fenomeno artistico, ci svela come la vita voglia anche prendere coscienza di sé, voglia lasciare una testimonianza della propria autoconoscenza. Questa testimonianza è lo scopo verso cui tende l’agire artistico umano: attraverso segni scelti, la cui diversità come mezzi di realizzazione è giustificata dall’importanza della missione artistica, l’arte ricostituisce le apparenze dei fenomeni certificando così la coscienza che la vita prende dei suoi spettacoli nell’uomo. L’arte si configura così come una necessità, avendo, addirittura, il posto più importante nella scala dell’evoluzione biologica. 12 Nel fenomeno arte, sia a livello storico sia a livello individuale, sono riscontrabili due momenti ben definiti. In un primo periodo l’arte trova la propria fonte nella gioia e nell’ardore di vivere; l’esaltazione creativa è causata dalla continua ripetizione, sotto forme sempre diverse, dell’atto. Il presentarsi di questi periodi non dipende né da un particolare sviluppo individuale, né da un affinamento specifico della civilizzazione. Va, piuttosto, notato che la vita usa l’umanità come intermediario per il proprio scopo senza, però, richiedere da questa un doloroso lavoro, o l’acquisizione di una vasta cultura. La vita fiorisce in miracoli di equilibrio, “i geni creano come gli altri crescono”: il Romanticismo (di Goethe, Byron, Lamartine, Hugo), il XVI sec. di Shakespeare, il Rinascimento, l’età omerica in Grecia, questi sono, per l’autore, i tempi eroici dell’arte. La rarità e l’insufficienza di questi periodi, e dei geni che ne sono espressione concreta, costringe l’arte-vita ad utilizzare al proprio servizio, e attraverso uno stratagemma, anche esseri che, a causa della loro incapacità di agire, sarebbero votati ad una sterile contemplazione. Questo stratagemma segna l’inizio di un secondo periodo in cui l’arte, che era sorta da un eccesso di vitalità, nasce, invece, da una mancanza di vitalità, da una stanchezza di vivere, da un disgusto verso l’atto. 13 L’astuzia, escogitata dalla vita per obbligare questi esseri stanchi a riprodurre atti che essi non compiono più, è una “fascinazione”. Da una parte, le opere geniali esaltano il valore dell’arte e le conferiscono un potere magnetico; dall’altra, la debolezza di questi esseri li spinge verso tale principio ammaliatore. La prima preoccupazione di uomini siffatti diventa, dunque, quella di vedere; la loro perfezione estetica nasce dall’“inettitudine agli atti”; manca loro il potere di esecuzione. Non si tratta più, infatti, del dono naturale che quasi obbliga il genio alla creazione artistica, piuttosto, è un’infatuazione, un engouement, che tenta di supplire questa vocazione incerta. Le loro energie punteranno, quindi, verso un solo scopo che de Gaultier presenta come una mostruosa antinomia: credendosi erroneamente dotati di un potere che, invece, è loro negato, cercano di acquisire quel dono, ma questo sogno, qualora la falsa concezione di sé si riveli particolarmente violenta, non fa altro che sollevarli al di sopra di se stessi. 14 All’interno di questa interpretazione i de Goncourt sono i rappresentanti caratteristici della forma d’arte sorta da stanchezza e infatuazione: essendo stati arruolati dalla vita per i propri scopi attraverso un 15 J. DE GAULTIER, La fiction universelle, Paris 1903. 12 Fiction universelle, Les Goncourt et l’idée d’art, “La Revue blanche”, gennaio 1897. 13 Ivi, p. 76. 14 Ivi, pp. 76-78.
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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Gonzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Silvio Morigi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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Parole chiave

berkeley
bovarismo, flaubert
filosofia francese
girard
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nietzsche
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