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Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento

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9 trasmettendosi attraverso le nozioni (l’educazione, la cultura di massa, ecc.), agirebbe sulla “fisiologia” risvegliando virtù nascoste. Sono essenzialmente tre gli ambiti di interesse che iniziano a delinearsi nella speculazione di de Gaultier: la contrapposizione particolare, all’interno del più complesso discorso sull’arte, tra genio e talento; il valore positivo del Romanticismo giudicato, qui, da de Gaultier come periodo eroico dell’arte e come “esuberante germinazione naturale”; 26 il bovarismo, infine. Qui si noterà solo che l’artista di genio è il simbolo medesimo dell’arte nata dalla gioia, dall’ardore della vita e ne è il mezzo più efficace quando, nei periodi di svilimento, diventa necessario infatuare esseri non espressamente dotati; 27 il talento, al contrario, sembra esserne l’alter-ego, in quanto espressione dell’arte nata da stanchezza ed infatuazione. De Gaultier sottolinea, inoltre, parlando dello stile dei de Goncourt, come, allorché nella scrittura fiorisce il loro talento, contemporaneamente, svanisca la vivente anima sonora dello stile. 28 Oltre a ciò, egli critica fortemente il metodo stilistico fondato dai de Goncourt, la scuola erudita di cui furono gli ispiratori e di cui fecero parte tutti i talenti (appunto, non i geni) francesi degli ultimi venti anni. Il bovarismo, infine, non ha in questo primo testo i caratteri della malattia, o non è un caso esemplare del mal de la pensée, piuttosto, riveste un’importante funzione fisiologica. Risvegliando virtualità che altrimenti resterebbero tali, esso suppone alla propria base la possibilità di captare e di rispondere al richiamo, dunque, la possibilità della realizzazione dell’ideale che affascina, cosa che i de Goncourt dimostrano con la loro vita e la loro produzione: anche se dolorosamente ed in modo parziale sono riusciti a raggiungere lo scopo che si erano proposti sotto la fascinazione delle opere di genio. 29 I. 2. 2. Ibsen Il secondo saggio da prendere in esame, Ibsen, 30 si apre con una nuova precisazione sul concetto generale di arte. De Gaultier indica l’elemento artificiale ma essenziale, unico in grado di separare l’arte dal mondo reale, ossia, la transubstantiation. 31 In modo più preciso, il fatto artistico consiste di due elementi: l’identità che ogni opera d’arte instaura con un qualsiasi oggetto del mondo naturale, essendone la forma equivalente e corrispondente; e, appunto, la transubstantiation, vale a dire le diverse sostanze rispetto a quelle della natura, attraverso cui l’arte evoca l’oggetto in questione. Da questa generalizzazione discende una sorta di scala gerarchica tra le varie forme d’arte. L’arte del disegno riduce i corpi pesanti che occupano, in natura, tre dimensioni, a linee su una superficie senza profondità, togliendo, così, gli oggetti reali dallo spazio, liberandoli dalla loro materialità, dal loro peso, riducendone il volume e, nondimeno, “risuscita” tutto ciò nel mondo interiore dello spirito grazie alla suggestione delle linee. L’arte letteraria compie lo stesso procedimento, ma il risultato è qui più completo, giacché profumi, colori e pesantezze degli oggetti sono resi attraverso un solo segno astratto: la parola è “sostanza amorfa e multiforme, geroglifico muto o sonorità invisibile, creazione impalpabile che si dilata per contenere l’universo”. 32 La musica, 33 infine, esprime ciò che è interiore, silenzioso, intimo, l’emozione, attraverso i suoni che arrivano allo spirito come una percezione esterna. Sono queste, secondo l’autore, le forme di arte in cui la transubstantiation è maggiormente compiuta, poiché ricostituiscono impressioni naturali con mezzi differenti da quelli attraverso cui queste si presentano nella propria forma vitale. Anzi, la perfezione dell’opera d’arte viene fatta coincidere con la più o meno riuscita espressione di ciò che è più interiore attraverso ciò che vi è di più esteriore; o, anche, ciò che è più astratto attraverso le forme più concrete. La perfezione sta nella capacità di rappresentare l’apparenza di un oggetto, di un fatto, di un sentimento, con i materiali più diversi da quelli usati dalla natura; sta, dunque, nella corrispondenza tra questi antipodi. Il teatro, in questa sorta di scala gerarchica, sembrerebbe l’arte infima. Infatti, la rappresentazione teatrale può essere classificata sotto la 26 Ivi, p. 75. 27 Ivi, pp. 75-77. 28 Ivi, p. 88. 29 Ivi, pp. 101-102. 30 Fiction universelle, Ibsen, “Revue blanche”, gennaio 1898. 31 Ivi, pp. 105-106. 32 Ivi, p. 106. 33 Cfr. A. SCHOPENHAUER, Die Welt als Wille und Vorstellung, III, 52.

Anteprima della Tesi di Alice Gonzi

Anteprima della tesi: Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Alice Gonzi Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

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