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SMS e relazione d'aiuto: il caso di @gile, un servizio d'ascolto

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- 19 - 2.4 - Le risposte dell’helper Nel rispondere «sono coinvolti due diversi tipi di abilità: discriminare accuratamente le esperienze degli helpee così come loro le vivono e, con altrettanta accuratezza, comunicare agli helpee ciò che noi abbiamo “percepito” di loro» (Carkhuff, 1989, p. 93). Per questo motivo la risposta dell’helper è il momento in cui si aiuta la persona a prendere coscienza dell’impatto emotivo che prova e del problema che lo affligge. La risposta è un’attività complessa che può essere scomposta in tre possibili sottodimensioni: ▪ Risposte al contenuto. Si considera soltanto il contenuto soggettivo di ciò che il paziente verbalizza. Una buona risposta al contenuto è quella che riformula le espressioni degli helpee; queste sono risposte “riflettenti”, in quanto mostrano l’empatia dell’helper e riflettono lo stato d’animo della persona senza aggiungere altro; ▪ Risposte al sentimento. Si verbalizza il nome di un sentimento che si ritiene essere quello provato dal cliente. Con questo tipo di risposta si mostra di aver compreso ciò che prova l’helpee e la sua intensità. È necessario prestare particolare attenzione all’aggettivo da utilizzare, perché se quello scelto non si rivelasse esatto, si rischierebbe di compromettere il rapporto di fiducia necessario all’efficacia di una relazione d’aiuto dato che il cliente potrebbe non sentirsi capito; ▪ Risposte al significato (cioè risposte sia al contenuto che al sentimento). Dato che il sentimento è sempre un effetto contenuto, si rilevano esplicitamente i nessi causali tra i due, facendo così entrare il sentimento dentro al contenuto che è stato espresso; con la risposta al significato è quindi possibile aiutare il cliente a capire da dove nascono i suoi sentimenti. Questo è il tipo di risposta più completa e, quindi, la più efficace. Rispondere facilita l’espressione dell’helpee perché rafforza la sua percezione di essere profondamente compreso e quindi lo stimola a proseguire l’esplorazione di se stesso. A fianco di queste risposte facilitatrici esistono però delle risposte che secondo diversi autori (Potter, 1950, in Ferrucci, 2001; Giordani, 1977; Rogers, Kinget, 1970) dovrebbero essere evitate in quanto sono indicative del cedimento dell’helper alla

Anteprima della Tesi di Chiara Castelli

Anteprima della tesi: SMS e relazione d'aiuto: il caso di @gile, un servizio d'ascolto, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Chiara Castelli Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

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