Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La Cina tra globalizzazione e democratizzazione

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

3 1. Introduzione. La Cina ha sempre rappresentato un fenomeno “alla moda” per il mondo occidentale: tanto per fare un esempio, grande impressione suscitava negli osservatori occidentali (europei) del XVII° e XVIII° secolo il sistema introdotto nel III° secolo a.C. per reclutare gli alti funzionari nell’apparato burocratico attraverso lo svolgimento di esami di Stato, per il cui superamento era richiesta una perfetta conoscenza della dottrina confuciana, il possesso di elevati livelli di istruzione, ingenti quantità di ricchezza ed ampi rapporti di guanxi, ossia legami interpersonali coltivati attraverso scambi reciproci di favori e doni, all’interno dell’amministrazione. Inoltre, proprio in quei secoli i rapporti commerciali tra Europa e Cina, agevolati da appositi provvedimenti degli allora imperatori cinesi della dinastia Qing (che regnerà fino al 1911 con la proclamazione della Repubblica), vedevano quasi esclusivamente agevolata la controparte asiatica, la quale già allora invadeva i mercati occidentali con propri prodotti quali tè, sete, porcellane, carta e medicinali, mentre scoraggiava le importazioni di prodotti europei; ciò accadeva in quanto la Cina era autosufficiente sia per disponibilità di materie prime che di prodotti finiti ma anche perché il ceto dei letterati-burocrati (di cui i mandarini erano la più alta espressione) premeva affinché la classe mercantile, tradizionalmente collocata dal pensiero confuciano al rango più basso della società, non ascendesse e diminuisse il loro potere e prestigio. Tuttavia proprio in quel periodo storico, malgrado la Cina fosse stato il luogo nel quale erano state prodotte invenzioni fondamentali per la vita dell’uomo quali la stampa, la bussola magnetica e la polvere da sparo, le élites imperiali decisero di chiudere il Paese all’influenza straniera da qualunque punto di vista, fosse questo commerciale, tecnologico, religioso od intellettuale 1 . Fu così che le rivoluzioni tecnologiche che avevano sconvolto nel senso del progresso il modo di 1 Nella sua ricostruzione del rapporto tra la civiltà cinese e la misurazione del tempo, lo storico David Landes (1984) mette in evidenza i meccanismi culturali che portarono la Cina a rifiutare la sfida tecnologica occidentale. Rifacendosi al viaggio che il missionario gesuita Matteo Ricci compì alla fine del XVI° secolo alla volta della Cina ed alle dimostrazioni della conoscenza occidentale (per l’appunto orologi, insieme a mappamondi e carte geografiche) che egli portò con sé come dono per la corte imperiale cinese, Landes spiega che i cinesi non provavano solo diffidenza ma perfino repulsione nei confronti dei congegni europei; infatti, la sfida che veniva implicitamente posta ed esemplificata dal viaggio di Ricci era chiara: se una civiltà è in grado di produrre un sapere tecnologico superiore essa sarà superiore anche per altri aspetti e, quindi, anche in campo spirituale. Questo era chiaramente percepito dalle autorità cinesi come una vera e propria ferita all’orgoglio cinese ed alla percezione che essi avevano di loro stessi e della loro posizione nel mondo, ferita allargata peraltro dal fastidio che avevano suscitato le mappe geografiche di Ricci, le quali relegavano l’Impero di Mezzo al margine destro delle carte ed in un piccolo spazio. Perciò, ad una sfida del genere non si poteva che rispondere negandola o svilendone il significato, vie entrambe seguite dai cinesi. Secondo Fairbank et al. (1974), invece, la mancata risposta cinese fu dovuta ai tratti peculiari dello Stato e della società confuciani, risultato di tre millenni di una civiltà peculiare ed altamente sviluppata e con una tradizione immutata. Infatti, l’economia e l’amministrazione furono capaci di continuare stabilmente secondo i vecchi modi senza rispondere alle nuove sfide con modi nuovi, in quanto il bisogno di ordine, gli interessi costituiti dei letterati-burocrati e dei ceti agrari e il pensiero conservatore confuciano si saldavano rafforzandosi. Perciò, a tale sfida non si rispose con la modernizzazione delle strutture di governo ma con una loro riaffermazione.

Anteprima della Tesi di Francesco Pipitone

Anteprima della tesi: La Cina tra globalizzazione e democratizzazione, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Pipitone Contatta »

Composta da 238 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14095 click dal 06/04/2005.

 

Consultata integralmente 32 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.