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La Cina tra globalizzazione e democratizzazione

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13 Nonostante sia indubbio che i redditi di tutti siano aumentati, il rapporto tra il reddito pro capite della regione più ricca e quello della regione più povera è passato da un valore di 6 nel 1978 ad uno di 13 nel 2003; si calcola, inoltre, che le regioni situate nelle zone costiere, dove in gran parte sono state situate le ZES, pur rappresentando una quota della popolazione totale che si aggira intorno al 3% avrebbero prodotto e produrrebbero una quota pari al 10% della ricchezza nazionale; d’altra parte, si ritiene che il 20% della popolazione cinese, che risiederebbe essenzialmente nelle città, detenga il 47,5% del reddito nazionale (Dayal-Gulati e Husain, 2002; Domenach, 2003) 6 . Tuttavia, non è solo né tanto la ricchezza ciò che attira l’attenzione sulla Cina di oggi, quanto la sua notevole integrazione coi mercati mondiali. Innanzitutto, l’economia cinese attualmente (ma con il passare del tempo lo sarà probabilmente sempre meno) si presenta fortemente complementare a quella dei Paesi sviluppati, in quanto la Cina eccelle in quei prodotti manufatti che i Paesi industrialmente avanzati non sono più in grado di produrre a costi competitivi e, quindi, già importano da altri Paesi in cui la manodopera costa poco. Così, non solo l’economia cinese contribuisce ad aumentare il reddito dei Paesi più ricchi ma esporta anche poca inflazione in quanto permette un ulteriore abbassamento dei costi a consumatori, rivenditori, produttori ed importatori. Un indicatore fondamentale dell’alto grado di integrazione ed apertura verso l’estero dell’economia cinese è un aumento notevole del valore del commercio con l’estero della Cina, con una forza tale che si può tranquillamente ascrivere la Cina tra i Paesi che hanno seguito un modello di crescita export-led 7 : innanzitutto, la Cina oggi è il terzo importatore mondiale di beni; in secondo luogo, l’incidenza del commercio con l’estero sull’economia nazionale è aumentata notevolmente passando da una quota inferiore al 10% del PIL nel 1979 fino ad oltrepassare oggi il 50%, una percentuale tre volte superiore a quella degli Stati Uniti e pari a più del doppio di quella giapponese, con le importazioni che rappresentano circa il 30% del suo PIL; inoltre, nel 2001 il valore totale del commercio con l’estero ha per la prima volta toccato i 600 miliardi di dollari, moltiplicandosi di ben 27 volte rispetto a 20 anni prima; ancora, continuati nel tempo sono stati i surplus in bilancia dei pagamenti fatti registrare dalla Cina, i quali nel 2002 e nel 2003 si sono pressoché stabilizzati toccando rispettivamente i 30,3 e i 25,3 miliardi di dollari, livelli pressoché corrispondenti a quelli 6 Vi sono, tuttavia, anche indicazioni in senso contrario che le statistiche ufficiali non sono in grado di percepire, vale a dire le rimesse di coloro che sono emigrati dalle regioni più povere a quelle più ricche, le quali cambiano le condizioni delle province più arretrate e, di fatto, la distribuzione del reddito al loro interno. 7 Contrariamente a quanto sostengono molti, ad esempio Rosen (2003), il fatto che in Cina a crescenti livelli delle esportazioni si accompagnassero elevate e crescenti importazioni non permette di inferire che lo sviluppo cinese non sia stato guidato dalle esportazioni. Infatti, innanzitutto va ricordato che tale meccanismo mira, attraverso lo stimolo delle esportazioni, a far sì che un paese acquisisca la valuta estera necessaria proprio per l’acquisto all’estero di beni intermedi e mezzi di produzione indispensabili alla sua crescita. Proprio perciò, una politica di export-led di prodotti manufatti, processati o assemblati, che hanno rappresentato e rappresentano la maggior parte delle esportazioni cinesi, non implica affatto una politica di import-substitution nelle materie prime o nelle parti da assemblare o da processare. Se così fosse, classici esempi di sviluppo trascinato da esportazioni quali Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore non dovrebbero più essere considerati come tali.

Anteprima della Tesi di Francesco Pipitone

Anteprima della tesi: La Cina tra globalizzazione e democratizzazione, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Pipitone Contatta »

Composta da 238 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.