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Il Pianoforte come espressione dell'anima: viaggio tra cinema e realtà

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9 clavicembalo 2 . Ma forse non tutti sanno che io discendo più precisamente da un altro strumento, il clavicordo 3 , che però non raggiunse mai la fama del clavicembalo, anche se pare accertato che fosse lo strumento prediletto del grande Johann Sebastian Bach 4 . Ma andiamo avanti, ancora la strada è lunga per arrivare alla mia forma attuale. Tornando a Cristofori, la notizia della mia nascita fu diffusa da Scipione Maffei 5 , con un articolo sul “Giornale de’ Letterati d’Italia”, dove 2 Il clavicembalo è uno strumento a corde pizzicate provvisto di cassa armonica e di tastiera. La forma storicamente prevalente del clavicembalo è quella di una lunga cassa ad ala, sul lato più corto della quale si trova una tastiera. Le corde vengono pizzicate da plettri innestati su asticciole (dette salterelli) poggianti verticalmente sulla parte terminale dei tasti. I modelli più comuni hanno una sola tastiera, ma all’inizio del sec. XVIII si diffusero tipi a due tastiere. Alla tastiera possono corrispondere più serie di corde, con altrettante file di salterelli; esse costituiscono i cosiddetti registri. Nei secc. XVI e XVII l’Italia fu la principale esportatrice di clavicembali e, con le Fiandre il massimo centro di produzione (cfr. Clavicembalo voce in DEUMM, Il Lessico, vol. I, Torino, UTET, 1985, p. 583). 3 Il clavicordo è uno strumento a tastiera a corde percosse, di forma generalmente rettangolare e di dimensioni variabili. Ogni tasto consiste in un’asticciola unica oscillante su un perno e recante all’estremità una piastrina metallica, detta tangente, che all’interno della cassa percuote la corda relativa dal basso. Date queste caratteristiche, l’intensità e la durata del suono sono regolabili direttamente dal tocco del dito sul tasto: ciò consente un legato e un cantabile impossibili sul clavicembalo e un particolare effetto di vibrato. Il clavicordo risale almeno al sec. XIV: poi fu a poco a poco soppiantato dal clavicembalo e da altri strumenti a tastiera, ma rimase in uso come strumento domestico grazie al basso costo e alle modeste dimensioni (cfr. Clavicordo voce in DEUMM, Il Lessico, vol. I, Torino, UTET, 1985, p. 601). 4 Joahnn Sebastian Bach (Eisenach 1685 – Lipsia 1750), figlio di un violinista, ricevette la prima istruzione musicale dal padre e, dopo la sua morte (1695), dal fratello maggiore. Ebbe venti figli, che si fecero strada presso le corti più illustri d'Europa come strumentisti e compositori. Negli ultimi anni della sua lunga vita Bach divenne quasi completamente cieco. La sua produzione musicale copre praticamente tutti i generi musicali, ma in vita fu apprezzato più come organista che compositore, anche perché gran parte della sua musica fu scritta per uso locale o personale. La produzione musicale è sconfinata; le cantate sacre e le passioni furono scritte per adempiere ai doveri del suo officio. I concerti invece, furono scritti per svariate occasioni, anche per lo studio dei suoi figli; essi risentono dell'influenza di Vivaldi e per certi aspetti anche di Corelli. In questo campo s'inquadrano tra gli altri, i già ricordati concerti Brandeburghesi, otto concerti per clavicembalo, i due concerti per violino e il concerto per due violini. La produzione per strumento solista è altrettanto ampia. Quando si parla di Bach, si dice sempre che il suo genio fu una scoperta postuma dopo decenni di oblio. Niente di più sbagliato. Forse la riproposta al pubblico di alcune delle sue grandi opere fece si che a partire da alcuni periodi la sua fama crebbe a dismisura, ma non fu mai dimenticato (cfr. Bach Joahnn Sebastian voce in DEUMM. Le Biografie, vol. I, Torino, UTET, 1985, p. 208). 5 Maffei Scipione, erudito e drammaturgo (Verona 1675 – 1755). Si occupò, tra i primi, di giornalismo letterario, oltre che di politica, teologia e filosofia, e coltivò la storia e l’archeologia (Verona illustrata, 1732). Contribuì notevolmente alla rinascita del teatro
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Il Pianoforte come espressione dell'anima: viaggio tra cinema e realtà

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Informazioni tesi

  Autore: Ombretta Giusto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Culture Europee
  Relatore: Emanuela Ersilia Abbadessa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

Questa tesi è disponibile nelle seguenti traduzioni:

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