Umano, solo umano - un confronto Nietzsche Spinoza

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9Poiché lo sguardo (mio-altrui) serve a conoscer-si con-negli altri, l’atto del vedere è ve- dere in, che nell’esperienza della frammentazione (interna-esterna) potrebbe assomiglia- re al vedere con (dato che in te trovi altri) 8 , perché apparenza è sempre manifestazione. È per questo che l’unico mezzo di conoscenza è il corpo (se proprio vogliamo mantenere la distinzione mente-corpo, possiamo al massimo definire la mente idea del corpo 9 ), pa- lestrarlo, impasticcarlo significa dimenticare se stessi come doni. L’unico modo per forti-ficarsi è il contatto, l’incontro, il confronto e nel caso lo scontro. Chiudersi nelle case blindate significa essere già morti. All’interno della communitas c’è un rischio: che le persone perdano il senso di sé, non si riconoscano più se divise dagli altri. Cioè, che non riescano a tenere in sé la divisione dagli/degli altri. È questo il nodo tra essere e potere, capirsi. Darsi un senso significa darlo alle proprie azioni, significarsi. L’esperienza della communitas è quella della divisione, nel senso della multiformità dell’essere, che ciascuno accoglie in sé come un valore, come un dono. Ricevere in dono la multitudo e farla nelle azioni, diventare dividui; o meglio ricono- scersi come tali. L’insegnamento della communitas non può vincolare a sé. Communitas insomma, non comunitarismo, non comunità a tutti i costi. Se restasse sem- pre l’unico valore che conosciamo, non potremmo neanche apprezzarlo. Anzi, prima di poter capire che è un valore, dobbiamo esperire altre situazioni, provare anche la solitu- dine ed amarla. Bisogna saper partire, mettersi in gioco. Divenire ciò che si è. Spesso la solitudine realizzata denota una situazione comunitaria. La divisione come esperienza della communitas, anzi l’impossibilità di poter anche solo pensarsi senza nessun altro, nasce dal fatto che in fondo non c’è differenza tra capire e con-tenere. Non c’è nulla da prendere, da con-prendere. C’è qualcosa da portare e da te- nere insieme 10 . 8 Quando Hannah Arendt dice che “Per avvicinarsi nel pensiero a una cosa o anche a una persona, essi devono essere lonta- ni dalla percezione immediata” (Hannah Arendt -Martin Heidegger, Lettere 1925-1975 e altre testimonianze, Torino, Edizioni di Comunità 2001, p. 145), secondo me non afferma che la lontananza deve essere fisica. Penso che si possano allontanare anche quando sono presenti. 9 Con questa definizione di mente a mio avviso Spinoza supera il dualismo corpo-mente. Parlare di parallelismo non rende l’idea, perché si trascurerebbe il loro essere modi diversi di attributi della stessa sostanza. Al massimo si può parlare di sim- metria. 10 In tutto questo lavoro cercherò di usare sempre capire e tenere-con come sinonimi.

Anteprima della Tesi di Angela Del Grande

Anteprima della tesi: Umano, solo umano - un confronto Nietzsche Spinoza, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Angela Del Grande Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

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