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Garibaldi e il ''garibaldinismo'': Storia di un mito

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Garibaldi e il “garibaldinismo”: Storia di un mito. opere agiografiche dell'Ottocento come quella di Guerzoni6, di Abba7, di Dumas8, di Dwight e di Guerazzi, per citare solo le più note, influirono fortemente sulla storiografia successiva; è difficile, oserei dire impossibile, rinvenire tra i biografi del diciannovesimo secolo qualcuno che possa essere considerato al di sopra delle parti. Vi è stata in ognuno dei biografi su citati, una tendenza pedagogica e politica, atta a snaturare la realtà dei fatti e il ruolo effettivamente svolto dal Generale nelle vicende che condussero all'Unità, questa tendenza è in parte probabilmente attribuibile al delicato momento storico nel quale le opere vennero redatte. Queste testimonianze ebbero una notevole presa sulla storiografia del periodo fascista che ne fece un uso prettamente politico inserendo il Generale, insieme e tutti gli eroi del Risorgimento, in una galleria di busti intoccabili e quasi sacri; esaltandoli all'inverosimile però automaticamente ci si allontanava dalla realtà9. Un esempio del recupero della figura del 6 Giuseppe Guerzoni viene considerato il più obiettivo tra i biografi di Garibaldi. Egli prese parte alla guerra del 1859, si arruolò nel '60 con Garibaldi; segretario di Depretis nel 1862 abbandonò questa carica per essere con il Condottiero in Aspromonte; deputato nel 1865, due anni dopo a combatté a Mentana, poi nel 1870 fu tra i soldati che entrarono a Roma. Nel 1874 divenuto professore si dedicò agli studi letterari e storico-politici, nella sua opera Garibaldi mostra grande ammirazione per il Condottiero, la narrazione romanzesca, contribuì all'elevazione del Generale. Cfr.: Antologia di scrittori garibaldini, a cura di Gaetano Mariani, Universale Cappelli, Bologna 1962. 7 Molti altri scrittori contribuirono alla diffusione del mito importantissimo fu Giuseppe Cesare Abba, il quale narra esperienze vissute in prima persona. La sua narrazione è densa di particolari e anch'egli come tutti gli scrittori garibaldini non può fare a meno di cedere alla trasfigurazione mitica dei fatti che ha vissuto: «Sempre sorridente e colla buona novella in fronte, arrivò ultimo Garibaldi collo Stato Maggiore. Cavalcava un baio da Gran Visir, su di una sella bellissima, colle staffe a trafori. Indossava camicia rossa e calzoni grigi, aveva in capo un cappello di foggia ungherese e al collo un fazzoletto di seta [...] guardandoci con aria paterna si spinse fino in capo alla colonna. [...] Io lo guardo e ho il senso della grandezza antica». Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno, noterelle di uno dei mille, Bologna 1932, p.21. Anche Abba come quasi tutti gli scrittori garibaldini fa risalire il primo incontro di Garibaldi con Mazzini e la sua affiliazione alla Giovine Italia al 1833, favorendo in questo modo, insieme a tutti gli altri biografi, la diffusione di un'idea ben precisa del Condottiero. Cfr.: Giuseppe Cesare Abba, Garibaldi,Vallardi, Milano-Roma-Napoli, 1907. 8 Si veda il 1° capitolo. 9 «La nuova generazione, che amava scherzare sulla mania di riabilitazioni occasionali della storiografia erudita, ha spesso ceduto a una troppo grande tentazione, mentre rivedeva l'ingenua apologetica della storiografia del Risorgimento italiano (Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele, delle stampe popolari) [...]». Delio Cantimori, Storici e storia, Enaudi, Torino 1971, p. 277. 7

Anteprima della Tesi di Ennio Belforte

Anteprima della tesi: Garibaldi e il ''garibaldinismo'': Storia di un mito, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Ennio Belforte Contatta »

Composta da 224 pagine.

 

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