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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Se già quei momenti furono rilevanti per la nascita della storiografia del movimento operaio, maggiormente lo fu la situazione politica determinatasi a partire dai risultati delle elezioni del 1948, che videro la sconfitta dei due principali partiti della sinistra, Pci e Psi. Quella sconfitta, avvenuta a discapito delle aspettative dei due partiti, segnò l’inizio di un lungo periodo di opposizione che li costrinse a rimanere una “forza politica «congelata»”, concretamente fautrice della democrazia, idealmente e ideologicamente avversa 3 . La storiografia del movimento operaio fu caratterizzata da un legame molto stretto con l’azione dei partiti della sinistra. Per la necessità di una legittimazione, a fronte dell’accusa rivolta al socialismo di essere un elemento estraneo, non autoctono, e per questo fuori luogo nel panorama italiano, il socialismo italiano delle origini aveva guardato alla storiografia per operare una rilettura del passato volta a identificare personaggi e avvenimenti precursori. Il partito cercava di dimostrare per questa via di essere la naturale espressione, nonché l’agente principale, di un percorso storico di ineluttabile riscatto del proletariato 4 . Su presupposti simili, anche se nel diverso contesto del secondo dopoguerra, nacque e si sviluppò, almeno fino ai primi anni Cinquanta, la storiografia sul movimento operaio in Italia. La ricerca storica doveva legittimare l’azione corrente dei partiti socialisti all’interno dello stato democratico, dimostrando come il movimento operaio avesse concorso alla sua affermazione, nonchè confermando come, a dispetto della staticità politica momentanea, la storia stesse seguendo un preciso cammino ideale. Molto chiare risultano le parole spese dal dirigente del Pci Arturo Colombi nel 1952 per illustrare l’idea del partito sul ruolo della storiografia. Agli storici militanti era affidata una grande responsabilità che non permetteva loro di limitarsi al ruolo di studiosi. La militanza imponeva la consapevolezza che, scrivendo storia, essi erano anzitutto “dei combattenti della classe operaia, dei marxisti leninisti, […] i quali assolvono una funzione importante di partito” 5 . Nella rilettura compiuta tra gli anni Ottanta e Novanta di quel primo periodo della storiografia del movimento operaio le posizioni sono state molto differenti. Da una parte c’è stato chi, come Giovanni Gozzini, ha parlato di una dipendenza della storiografia così forte 3 Cfr. M. L. Salvadori, La sinistra nella storia italiana, Roma-Bari, Laterza, 1999, pp. 118-19. 4 Per un quadro sulla funzione di legittimazione della storiografia socialista italiana prima del 1914, cfr. G. Turi, Editoria e cultura socialista, cit., pp. 118-132. Per una discussione impostata sugli stessi presupposti di Turi, ma in una prospettiva europea, cfr. G. Haupt, Introduzione. Perché la storia del movimento operaio?, a Id., L’Internazionale socialista dalla Comune a Lenin, Torino, Einaudi, 1978, pp. 9-13. 5 A. Colombi, Orientamenti e compiti della storiografia marxista in Italia, «Archivio dell’Istituto Gramsci», p. 3, cit. da L. Masella (a cura di), Passato e presente nel dibattito storiografico. Storici marxisti e mutamenti della società italiana 1955-1970: antologia critica, Bari, De Donato, 1979, p. 5. 13
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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Rotella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Gabriele Turi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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hobsbawm
inizio novecento
militanza
partito comunista
partito socialista
politica
sinistra italiana
storiografia
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