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Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale

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dall’azione partitica, da escludere qualunque libertà della ricerca, alla luce di indicazioni politiche dirette ed esplicite 6 . Dall’altra chi, come Paolo Favilli, senza negare l’esistenza di forti condizionamenti, ha ribadito l’esistenza di itinerari più complessi. Favilli non solo non ha accettato l’idea di una storiografia meramente al servizio dei partiti, ma si è opposto anche all’idea conseguente di una storiografia piatta e uniforme 7 . Al di là dei giudizi sul legame tra storiografia del movimento operaio e politica, è indubbio che questo rapporto concorse a porre la ricerca storica in termini di forte antagonismo con le idee prevalenti nella cultura e nella storiografia italiane. In linea generale, gli storici della sinistra cercarono di affermare l’importanza dello studio del movimento operaio e di far prevalere la loro lettura della storia italiana. Questa battaglia, dai risvolti ideali ma anche concreti, come il tentativo di ottenere spazi editoriali e accademici, si risolse con il raggiungimento ed il mantenimento di una duratura egemonia in campo culturale e soprattutto storiografico 8 . La storiografia italiana del secondo dopoguerra era dominata dalla lezione storicista e con questa la storiografia del movimento operaio dovette commisurarsi. L’obbiettivo della storiografia del movimento operaio dal dopoguerra fu sostanzialmente quello di affermare l’importanza di nuovi contenuti storiografici, non portando avanti una battaglia metodologica. Da questo punto di vista sono emblematiche le posizioni assunte dalla redazione di «Società». La rivista si presentava come uno dei poli principali dell’elaborazione culturale della sinistra ed era costituita da una redazione di militanza politica dichiaratamente comunista con collaboratori tutti orbitanti in quell’area politica. Nel 1947 la redazione scelse di introdurre il terzo anno di pubblicazione con un editoriale che aveva l’intento sia di chiarire il valore ed il ruolo politico della cultura, sia all’interno della battaglia culturale, il senso del lavoro storiografico militante. 6 Cfr. G. Gozzini, La storiografia del movimento operaio in Italia: tra storia politica e storia sociale, in C. Cassina (a cura di), La storiografia sull’Italia contemporanea. Atti del convegno in onore di Giorgio Candeloro, Pisa, 9-10 novembre 1989, Pisa, Giardini, 1989, pp. 242-46. 7 P. Favilli, Gli storici italiani e le identità di classe, cit., p. 10. Paolo Favilli citava (p.11) anche Hobsbawm che (in E. J. Hobsbawm, La storia è progredita?, in Id., De Historia, Milano, Rizzoli, 1997, p.87) fa notare come non si possa stabilire una linea di diretta dipendenza della storiografia dal clima politico con l’immagine di una storiografia che avanza “procedendo faticosamente a zig zag”. 8 È ovviamente un’affermazione discussa e discutibile, per la quale si rimanda alle affermazioni e alle discussioni riportate in T. Detti – G. Gozzini, Storia e politica dagli anni Settanta agli anni Novanta: attualità di un nesso inattuale, in Iid. (a cura di), Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra, Milano, Franco Angeli, 2001, p. 7; N. Gallerano, Fine del caso italiano? La storia politica tra “politicità” e “scienza”, «Movimento operaio e socialista», n. s., 10 (1987), n.1-2, pp. 13-15; F. Andreucci, Introduzione, a Id., Il marxismo collettivo. Socialismo, marxismo e circolazione delle idee dalla Seconda alla Terza Internazionale, Milano, Franco Angeli, 1986, pp. 7-8. 14

Anteprima della Tesi di Mauro Rotella

Anteprima della tesi: Socialismo e cultura in Italia nel periodo della Seconda Internazionale, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mauro Rotella Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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