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La lingua dei diavoli nell'Inferno dantesco

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X Nel I libro del De Vulgari Dante analizza la natura, l’origine e la storia del linguaggio 7 : afferma che la parola fu data all’uomo perché a lui solo fu necessaria, in quanto gli angeli comunicano tramite un reciproco rispecchiamento intellettuale o attraverso lo Speculum comune, ossia Dio, mentre, per quanto riguarda gli spiriti che rovinarono dal Cielo, il poeta afferma: […] eos preterire debemus, cum divinam curam perversi expectare noluerunt; […] ipsi demones ad manifestandam inter se perfidiam suam non indigent nisi ut sciat quilibet de quolibet quia est et quantus est; quod quidam sciunt. Cognoverunt enim se invicem ante ruinam suam. 8 Vien detto che i diavoli, dopo la ribellione di Lucifero, precipitati tutti negli abissi della terra, continuano a conoscersi tra loro come quando erano angeli. È, dunque, Dante che dà la parola ai suoi custodi infernali, in base alla loro funzione, collocazione e rapporto con le pene a cui sono preposti, come vedremo. Ma che lingua l’uomo parlava alle origini del mondo? E la varietà dei nostri linguaggi di oggi da cosa dipende? Dante fa risalire la confusione che c’è tra le lingue all’episodio biblico della torre di Babele 9 : 7 Cfr. P. V. MENGALDO, Lingua, in Enciclopedia Dantesca, vol. III, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1984, pp. 655-664. 8 DVE I ii: «[…] non dobbiam curarci di essi, però che furon malvagi dispregiatori del lume divino; […] questi demoni, per fare scambievolmente manifesta la propria perfidia, non han d’uopo di conoscere che qualche cosa l’un dell’altro, perché è, e quanto è: ciò che sicuramente ben sanno; perché l’uno conobbe l’altro innanzi dalla lor ruina». 9 Vd. qui capitolo terzo, pp. 75-78.

Anteprima della Tesi di Valeria Pilone

Anteprima della tesi: La lingua dei diavoli nell'Inferno dantesco, Pagina 4

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Pilone Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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