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Il contratto di inserimento ed il CFL nel decreto legislativo 276/03

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11 concordati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e territoriale, anche all’interno di enti bilaterali …”. Principio, questo, che può essere letto come delega, da parte del legislatore statale alle parti sociali, di un qualcosa (i contenuti dell’attività formativa) di cui non abbia la disponibilità. Poiché quelli indicati nella legge delega sono già “principi”, la disciplina dovrebbe essere dettata dalla legislazione regionale e non già dai decreti delegati. Tutto ciò ha influenzato il legislatore governativo. Nel passaggio dalla legge delega al decreto legislativo, le competenze delle regioni sui contratti di inserimento sono totalmente scomparse, “in parallelo alla caratterizzazione del nuovo contratto come strumento di incentivo dell’occupazione” 19 e dell’apprendistato come strumento formativo per il mercato. Mentre per il succedaneo del contratto di formazione-lavoro è prevista, nel D.Lgs. 276/2003, una disciplina completa ed analitica anche per quanto attiene ai residui profili formativi, 20 per le prime due forme di apprendistato il legislatore delegato detta alcune regole che non riguardano la struttura del contratto (requisiti soggettivi, durata …) ed affida alle regioni una implicita competenza regolamentare sulla base di (in questo caso espliciti) principi, definiti nell’art. 48 al comma 3 e, nell’art. 49, al 4° comma. La competenza “per i soli profili che attengono alla formazione”, sulla regolamentazione e durata dell’apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione è rimessa alle regioni in modo espresso dall’art. 50, c. 3. Nel decreto legislativo si cerca, in tal modo, di separare nettamente la disciplina del rapporto di lavoro, rientrante nella competenza dello Stato, dalla disciplina della formazione, di competenza regionale. Tale situazione non risolve però i problemi di legittimità costituzionale. La “formazione professionale”, infatti, è una materia rientrante nella competenza esclusiva delle regioni, e come tale non può essere regolata sulla base di “principi” direttivi, quali i principi di cui agli artt. 48 e 49. Per quanto attiene al contratto di inserimento, se è vero che la marginalizzazione degli aspetti formativi, che hanno assunto il carattere di “eventualità” per effetto del 4° comma dell’art. 55, risolve il problema sulla competenza regionale in materia di formazione, è altrettanto vero che in tal modo non trova più giustificazione il sottoinquadramento previsto dal 1° comma dell’art. 59, alla luce di quanto previsto dall’art. 36 della Costituzione. 21 19 D. GAROFALO, Mercato del lavoro e regionalismo, p. 40 – www.unicz.it/gaofalod_14042003.pdf. 20 Il comma 4 dell’art. 55 attribuisce alla formazione carattere di eventualità. 21 L’argomento sarà oggetto di successiva analisi.
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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Sulis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Piera Loi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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