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Il dibattito sull'informazione nella stampa internazionale dopo l'11 settembre 2001

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7 altrettante fasi simboliche e precisamente: l’individuazione dei campi di battaglia, l’immagine dello scontro, l’identificazione del nemico, la nascita di miti e di eroi, il culto dei caduti e il ruolo dei memoriali. I due studiosi hanno analizzato le fotografie per mezzo delle principali figure retoriche come la metafora, la metonimia e sineddoche per costruire un rapporto diretto con il concetto di guerra nell’ambito di un discorso unitario. Uno dei problemi verificatisi in questo nuovo equilibrio fotografia-testo era proprio quello di stabilire le linee guida di questo rapporto. Ancora una volta si tratta di un problema nato prima dell’11 settembre, ma che, come sempre, ha acquisito maggiore importanza in seguito a questi eventi. Poco dopo questa drammatica data una circolare dell’American Press Institute arrivò a tutti gli editori e i cronisti americani, consigliandoli sul corretto utilizzo della fotografia in fase di “giornalismo di crisi” (“crisis reporting”): “In part the directive said, “our backs are to the podium and our cameras are focused on the faces of the crowd”. This was curious, for among photojournalists the idea of using images to draw from and upon the public rather than to depict the events being witnessed was antithetical to what good journalism is supposed to do”. 20 Un precedente storico di tale entità riguardo l’utilizzo dell’immagine e delle fotografie in fase post-traumatica si era avuto alla fine della seconda Guerra mondiale, in particolare per quanto riguardava l’Olocausto e i campi di concentramento nazisti. La conoscenza di questa realtà attraverso le immagini aveva sortito l’effetto di creare un nuovo rapporto tra gli americani e la guerra che veniva combattuta in Europa. 21 Il generale Eisenhower intendeva in questo modo far conoscere l’azione dell’esercito americano per far comprendere quanto fosse stato importante e risolutivo il suo intervento in questa guerra teatro di immense atrocità e barbarie. L’azione fu organizzata con efficacia: nei mesi successivi giornalisti e fotografi visitavano i campi di concentramento e registravano tutto ciò che vedevano nel dettaglio; allo stesso tempo negli Stati Uniti venivano pubblicati supplementi ai quotidiani americani con le immagini delle atrocità perpetrate. 20 Trad.: “In parte la direttiva diceva, “le nostre spalle stanno sul podio e le nostre macchine fotografiche mettono a fuoco le facce della folla”. Questo era curioso, perché tra i giornalisti l’idea di utilizzare l’immagine per mostrare il pubblico piuttosto che per descrivere gli eventi testimoniati era antitetica a ciò che il buon giornalismo dovrebbe fare.” B.Zelizer, Photography, Journalism and Trauma, cit., pp.48-66. 21 Ibidem.
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Il dibattito sull'informazione nella stampa internazionale dopo l'11 settembre 2001

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Gosti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

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Parole chiave

11 settembre 2001
autocensura
blog
elisa gosti
media arabi
patriottismo

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