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La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace

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14 che sostenevano che il bombardamento non dovesse ricominciare alla fine delle festività del Tet, e quella dei JCS che raccomandavano una ripresa immediata 60 . Continuare la pausa fino al Tet avrebbe lasciato al Vietnam del Nord un ampio periodo per dar seguito alle diverse linee di contatto e, inoltre, avrebbe permesso di “stabilire fermamente nelle menti della nostra opinione pubblica e di quella internazionale che abbiamo dato loro un tempo ragionevole per rispondere” 61 . Una volta trascorso il capodanno vietnamita la campagna aerea sarebbe, però, ricominciata anche perché un’ulteriore estensione della pausa si sarebbe tradotta in uno svantaggio militare per gli americani, nel senso che il nemico avrebbe potuto proseguire la guerra al Sud senza pressione e a costi più bassi. Alla ripresa dei bombardamenti sarebbero senz’altro seguite delle critiche ma, rassicurava McNamara rivolgendosi al presidente, “la grande maggioranza delle persone nel paese crederà che voi abbiate dato un tempo ragionevole, oltre un mese, e non c’è stato nessun cenno da parte loro” 62 . D’altronde da Mosca non era arrivato nessun segnale nuovo a seguito della visita di Shelepin a Hanoi e non vi era stata neanche nessuna indicazione da parte dell’intelligence sulla volontà della DRV di porre in essere delle mosse diplomatiche per poter allungare la pausa. McNamara riportava inoltre le tesi sostenute da un esperto di questioni vietnamite, il professor P.J.Honey, secondo il quale la linea politica di Hanoi era guidata da una fazione intransigente contraria a negoziazioni che reputava un errore tattico persino gli accordi di Ginevra del ’54. In ogni caso il segretario alla Difesa si diceva favorevole alla continuazione degli sforzi diplomatici anche una volta ripreso il bombardamento. Sicuramente col trascorrere dei giorni, la ripresa dei bombardamenti appariva sempre più prossima. I JCS cominciavano, quindi, ad esporre delle raccomandazioni per la condotta dell’offensiva aerea 63 . Tenendo conto dei suggerimenti dell’ammiraglio Sharp, essi auspicavano l’abolizione delle restrizioni geografiche, delle limitazioni alle sortite e degli attacchi singoli su obiettivi specifici che avevano esposto le forze americane a grossi rischi. Una pressione crescente ed ininterrotta sarebbe dovuta essere esercitata: in primo luogo, allo scopo di negare un’assistenza esterna al Vietnam del Nord tramite la chiusura dei porti e l’interdizione delle LOC terrestri comunicanti con la Cina; in secondo luogo, attraverso la distruzione di quelle risorse già presenti nel Nord che contribuivano maggiormente a sostenere l’aggressione come i POL, le reti di trasporto e le centrali elettriche; infine, annientando mezzi e strutture militari e impedendo il passaggio di uomini e materiali al Sud. I capi di stato maggiore erano consapevoli del fatto che simili misure avrebbero certamente provocato una reazione internazionale avversa ma erano anche convinti che gli alleati avrebbero compreso la necessità per tali azioni. Riconoscevano anche la possibilità di un ingresso in guerra della Cina sebbene ritenessero questa eventualità più probabile attraverso la corrente strategia che con tutta la sua serie di restrizioni avrebbe potuto incoraggiare graduali risposte da parte cinese. Non tutti, però, ritenevano che la pausa sarebbe dovuta terminare subito dopo il Tet. In un memorandum informativo destinato a Rusk, il consulente legale del dipartimento di Stato Leonard Meeker giudicava il tempo trascorso ancora insufficiente 64 . Riportando le stime dell’ufficio di intelligence e ricerca del dipartimento di Stato(INR) secondo le quali l’attività dei vietcong dall’inizio della tregua non era cambiato materialmente, Meeker sosteneva che una ripresa dei bombardamenti non avrebbe portato dei vantaggi immediati dal punto di vista militare. C’erano invece delle importanti ragioni politiche per estendere la pausa. Innanzitutto quattro settimane non erano un periodo sufficiente: era sicuramente in corso, a Hanoi e tra la DRV ed i suoi alleati, un grosso dibattito che avrebbe richiesto del tempo. D’altra parte anche gli Stati Uniti, sottolineava Meeker, avevano impiegato nove mesi, dal discorso di Johnson alla 60 Ivi, p. 74. 61 Ibid. 62 Ivi, p. 75. 63 Promemoria JCS del 18 gennaio 1966, ivi, pp. 80-83. 64 Promemoria Meeker del 20 gennaio 1966, ivi, pp. 95-97.
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La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Loi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Liliana Saiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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