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La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace

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6 Il segretario di Stato Dean Rusk e l’assistente speciale del presidente per gli Affari di Sicurezza Nazionale McGeorge Bundy, erano inizialmente scettici riguardo alla proposta di McNamara. Rusk, in particolare, temeva che Hanoi potesse avvantaggiarsi di una sospensione dei bombardamenti portando avanti indefinitamente una strategia di fight and talk; i comunisti, a suo modo di vedere, avrebbero tenuto ostaggi gli americani attraverso la minaccia di abbandonare le trattative se i bombardamenti fossero ricominciati 13 . A dicembre sia Rusk che Bundy avevano però già “ammorbidito” la propria linea, probabilmente anche a causa della possibilità, avallata dalle dichiarazioni dell’ambasciatore sovietico a Washington Anatoly Dobrynin, che, nell’ambito di una pausa, l’URSS avrebbe potuto utilizzare la propria influenza sulla DRV per incoraggiare le negoziazioni; l’Unione Sovietica, infatti, pur sostenendo Hanoi attraverso l’invio di materiale bellico, non voleva un confronto diretto con gli Stati Uniti sul Vietnam 14 . Un altro motivo favorevole alla sospensione era che, se anche i sovietici avessero fallito nella loro mediazione, una simile mossa diplomatica avrebbe intensificato il dissenso tra Mosca e Pechino 15 . Il sottosegretario di Stato George Ball era favorevole ad un’interruzione dei bombardamenti ma pensava che questo dovesse costituire soltanto il primo passo di un graduale disimpegno in Vietnam 16 . Egli sosteneva che il programma di bombardamento avesse avuto fino ad allora conseguenze estremamente negative, inasprendo gli animi del governo e della popolazione nordvietnamita; esso perciò doveva essere terminato del tutto, raddoppiando, semmai, gli sforzi per la ground war nel Sud. I Joint Chiefs of Staff(JCS), invece, erano nettamente contrari alla pausa e manifestavano una forte preoccupazione per l’impatto militare di una sospensione che avrebbe portato all’intensificarsi dell’infiltrazione di uomini e di materiali nel Sud, così come già era avvenuto durante Mayflower, la pausa di 6 giorni del maggio ’65. Essi sottolineavano anche la possibilità che l’atteggiamento degli Stati Uniti potesse venire interpretato dal nemico come un segnale di debolezza 17 . Il presidente, scettico fin dall’inizio, rimase dubbioso fino alla decisione finale, soppesando in continuazione le diverse argomentazioni pro e contro la pausa; Johnson condivideva le stesse preoccupazioni dei capi di stato maggiore e temeva, inoltre, che una pausa avrebbe provocato sfiducia negli alleati, sconforto tra i soldati e malcontento nell’apparato militare 18 . Alla fine, comunque, si convinse che gli Stati Uniti non avrebbero avuto niente da perdere in quanto, qualora Hanoi non avesse fornito una risposta soddisfacente all’apertura, si sarebbe potuto decidere di riprendere i bombardamenti in qualsiasi momento; in ogni caso la posizione degli Stati Uniti sarebbe uscita rafforzata agli occhi dell’opinione pubblica. Influenti sulla decisione del presidente furono sicuramente anche le dichiarazioni del ministro degli esteri ungherese Janos Peter il quale aveva affermato che Hanoi avrebbe risposto positivamente a delle trattative se gli Stati Uniti avessero sospeso i bombardamenti 19 . Il 24 dicembre 1965 ebbe inizio una tregua di Natale della durata di 30 ore, stabilita in accordo col governo di Saigon, che prevedeva la sospensione senza termine prefissato dei bombardamenti a nord del 17° parallelo ed un rallentamento delle operazioni militari nel Vietnam del Sud; il giorno seguente ricominciarono le operazioni al sud ma non i bombardamenti. Soltanto il 27 Johnson decise di continuare la pausa dapprima per una settimana e poi a tempo indeterminato, dando così inizio ufficialmente all’offensiva di pace 20 . 13 Gardner, op. cit., p. 271. 14 Donald S. Zagoria, Vietnam triangle: Moscow, Peking, Hanoi, New York, Pegasus, 1968, pp. 27-30; vedi anche “Developing an Alliance: The Soviet Union and Vietnam, 1954-75” di Ilya V. Gaiduk, in Peter Lowe, edited by, The Vietnam War, Houndmills, MacMillan, 1998, pp. 133-151. 15 Gardner, op. cit., p. 275. 16 Vandiver, op. cit., p.152. 17 McNamara, In Retrospect, p. 224. 18 Dallek, op. cit., p. 344. 19 Herring, LBJ and Vietnam, p. 100. 20 McNamara, In Retrospect, pp. 225-226.

Anteprima della Tesi di Giacomo Loi

Anteprima della tesi: La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giacomo Loi Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

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