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La Costituzione Europea tra Diritto Internazionale e Potere Costituente

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19 Parlamenti nazionali, attraverso riforme istituzionali di diritto interno. Questi ultimi erano presi in considerazione solo come strumenti per democratizzare ulteriormente l’Unione, ma il cosiddetto deficit democratico 20 , per quanto rilevante, non comportava l’apertura a soggetti esterni al sistema comunitario. Certo, con il Trattato di Maastricht 21 è stato introdotto il principio di sussidiarietà 22 , ma i risultati non sono stati certo soddisfacenti 23 , vista anche l’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia 24 . 20 La dottrina relativa al “deficit democratico” è amplissima. Si vedano DEHOUSSE, European Institutional Architecture after Amsterdam: Parliamentary System or Regulatory Structure?, in Common Market Law Review, 1998, pp. 595 ss., VILLANI, Il deficit democratico nella formazione delle norme comunitarie, in Diritto comunitario e degli Scambi internazionali, 1992. 21 Firmato il 7 febbraio 1992. 22 L’articolo 5 TCE prevede che “La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato. Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene secondo il principio di sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono sufficientemente essere realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni e degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. L’azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato”. Sul principio di sussidiarietà si veda STROZZI, Il ruolo del principio di sussidiarietà nel sistema dell’Unione europea, in Riv. it. dir. pubbl. com., 1993, pp. 59 ss., PUSTORINO, Note sul principio di sussidiarietà, in Dir. com. e degli scambi internaz., 1995, pp. 47 ss., MENGOZZI, Istituzioni di diritto comunitario e dell’Unione europea, Padova, 2002, pp. 80 ss. 23 In particolare si è osservato che, non essendovi una chiara ripartizione delle competenze, esse potrebbero espandersi in maniera incontrollata, giustificate dal raggiungimento dei fini dell’Unione: la sussidiarietà sarebbe allora inutile complicazione del sistema, data anche l’assenza di giustiziabilità del principio (si veda la nota successiva), e la sua genericità, che rimetterebbe a rapporti di forza di tipo politico la protezione delle sfere di competenza nazionali. Su tale argomento si veda il seminario tenuto alla Luiss Guido Carli, Il principio di sussidiarietà come limite all’esercizio di competenze dell’Unione europea, introdotto da LOPEZ PIŇA, resoconto disponibile su www.aldobattista.it/sussidia/pina.htm (19/05/04), e altresì gli esempi citati da DE BURCA e DE WITTE nella conferenza tenuta il 3 maggio 2001 a Firenze, The post-Nice delimitation of powers, some preliminary remarks, e da LEONARD e WHITE, Can Brussels earn the right to act?, sul sito www.network- europe.net. 24 Corte di Giustizia, sentenza 13 maggio 1997, Germania contro Parlamento e Consiglio, causa C-233/94, e sentenza 9 ottobre 2001, Paesi Bassi contro Parlamento e Consiglio, causa C-377/98, rispettivamente in Raccolta 1997, pp. I- 2405 ss., e Raccolta 2001, pp. I- 7079 ss. Poiché la Corte può operare un giudizio di legittimità e non di merito, limita il proprio controllo al rispetto formale della sussidiarietà, accontentandosi (sentenza 9 ottobre 2001, par. 33) dell’inserzione, nei considerando dell’atto stesso, delle giustificazioni
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La Costituzione Europea tra Diritto Internazionale e Potere Costituente

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Thomas
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Natalino Ronzitti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

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