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Il restauro virtuale

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Parte I – Il restauro virtuale 16 stessa» 10 . Il restauro virtuale, che interviene sull’immagine digitalizzata del manufatto, rende in ogni momento riconoscibili gli interventi eseguiti dall’operatore attraverso la cosiddetta “memoria di percorso” 11 delle applicazioni informatiche: lo stato attuale di conservazione resta perfettamente inalterato nel bene originale, mentre la storia del suo degrado e degli interventi di restauro successivi è documentata in digitale nel tempo. È questa medesima “memoria di percorso” che, rendendo le integrazioni riconoscibili, ne stabilisce anche la reversibilità 12 : ogni intervento di restauro deve, infatti, poter essere rimosso, sia perché il materiale utilizzato potrebbe in seguito alterarsi e danneggiare a sua volta l’originale, sia perché potrebbero essere scoperti, nel tempo, materiali e tecniche esecutive dalla resa migliore. In ambiente virtuale queste motivazioni restano valide solo nel secondo caso, cioè quello in cui gli interventi fatti su un oggetto si rivelino inaccettabili in seguito all’evoluzione delle tecniche del restauro e della sensibilità critica e che se ne renda quindi necessaria la rimozione, poiché per quanto riguarda il primo nessuna aggiunta o modifica virtuale potrebbe mai danneggiare fisicamente i materiali dell’opera. Tra l’altro, nonostante tutte le carte del restauro connettano la correttezza di un intervento con la sua completa reversibilità, i restauratori sono ben consci del fatto che anche il migliore intervento di restauro è, almeno in parte, irreversibile 13 : «non esistono interventi di restauro reversibili poiché qualsiasi operazione e qualsiasi sostanza venga utilizzata può essere eliminata solo parzialmente visto che una parte – piccola quanto si vuole, ma sempre concreta – resterà sull’oggetto restaurato e determinerà comunque un’alterazione del contenuto di informazioni originali di cui quel documento, prima del restauro, era testimone e veicolo» 14 . Quest’affermazione viene però smentita dal restauro virtuale, andando a costituire uno dei punti di maggior discussione tra i sostenitori delle metodologie fisiche rispetto a quelle digitali: « uno dei connotati del restauro è la sua sostanziale irreversibilità. Di qui un ulteriore parametro di complessità che si aggiunge a quelli elencati sopra. […] Abbiamo visto che le due caratteristiche fondamentali del restauro tradizionale – ma è ormai opportuno definirlo tout court – sono quella di agire sulla materia dell’opera d’arte modificandola fisicamente e/o chimicamente e quella di essere, almeno in parte, irreversibile. Ma non sono proprio questi i connotati di cui il cosiddetto restauro virtuale è privo? Esso infatti non interagisce con la materia dell’opera ed è perfettamente reversibile. Sicchè, almeno dal punto di vista terminologico, questa espressione potrebbe forse essere definita come un ossimoro» 15 . Un terzo principio, del minimo intervento 16 , obbliga il restauratore a limitare il più possibile la sua azione, sia perché essa costituisce uno stress fisico per l’opera, sia per la già citata poca compatibilità dei materiali di restauro con quelli originali: da questo punto di vista pertanto, esso è perfettamente rispettato dall’intervento virtuale che non interagisce affatto con l’opera. Tale principio comporta inoltre di evitare gli interventi più pesanti e spesso fantasiosi e il rispetto per le tracce visibili della storia del manufatto stesso: questo, oltre che essere garantito dalla già citata “memoria di percorso”, è di fatto inevitabile poiché le operazioni digitali che vengono compiute sulle diverse immagini delle opere, non prevedono nessuna invenzione di sorta, ma al contrario il recupero di informazioni precise dalle zone non (o meno) degradate della fotografia stessa. Come quindi intendere questo principio? L’orientamento odierno del restauro e le più recenti sperimentazioni pratiche vorrebbero rendere concreto e dimostrabile il giusto grado d'intervento in un restauro attraverso la valutazione degli elementi che risiedono in ogni singolo manufatto artistico e che lo caratterizzano in quanto tale. Il mondo contemporaneo espone infatti sempre più l'oggetto artistico, a pressioni che hanno dato luogo al concetto negativo di “utilizzo garantito” 17 , ovvero ad un ripristino forzato del primitivo splendore dell’opera in nome della sua immagine pubblica: «la concezione della storia, e del tempo, su cui si fonda la teoria del restauro è d’altra parte quella dei grandi avvenimenti, dei monumenti, dei fatti importanti, per cui la teoria ha privilegiato le opere notevoli. In parallelo alla concezione sociale che è sottesa a questa teoria, legata ad un ordinamento elitario, la sua estetica riguarda opere eccellenti, irriproducibili ed uniche. Il restauro diviene allora il “braccio secolare” contro il tempo di una storia dell’arte attenta solo ai grandi fatti […] l’opera originale cede il posto ad un intervento forzato, una volta e per sempre» 18 . Questo concetto ha avuto come
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Il restauro virtuale

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Uva
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura e restauro
  Corso: Restauro pittorico
  Relatore: Silvia Gaggioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

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