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Burke e il sublime nella prima metà del 'Settecento inglese

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15 nell' Inchiesta sulle nostre idee di bellezza e di virtù (1725) di Hutcheson: l'esperienza estetica viene delegata ad un internal sense 7 che, trascendendo il piacere sensuale, arriva a cogliere le qualità immateriali insite nelle cose: “il senso interno è un potere passivo di ricevere idee di bellezza da tutti gli oggetti in cui vi è uniformità nella varietà” 8 . La regolarità, l'ordine, l'armonia e l'uniformità nella varietà costituiscono i fondamenti della bellezza assoluta 9 che possiamo ritrovare nelle figure geometriche, nei teoremi e nelle leggi naturali, ovvero laddove traspaiono manifestamente qualità oggettuali analoghe alle qualità primarie delle cose. Tuttavia Hutcheson insiste più volte nel riferire il bello ad una mente senza la quale non potrebbe sussistere 10 . Così Hutcheson giungeva ad un compromesso, segnando una svolta empiristica del platonismo tardoseicentesco 11 , tra oggettivismo e soggettivismo e creava un edonismo di carattere innatistico-provvidenzialistico. Il fatto stesso di deputare l'esperienza estetica ad una facoltà sensoria immediata, ricettiva e passiva palesa un tentativo di mediazione fra sensualismo ed intellettualismo. 7 L’idea di una facoltà specifica all’esperienza estetica era già stata elaborata nel Traité du Beau (1715) di J. P. Crousaz. Il francese aveva postulato l’esistenza di un sesto senso che attraverso un'intuizione emozionale poteva accogliere la bellezza di quegli oggetti dove figurava l’unità nella varietà. L’internal sense esisteva già nel platonismo di Herbert che ne aveva fatto una facoltà innata per la percezione del bello. Shaftesbury nell’Inquiry Concerning Virtue and Merit parla di “un occhio interno, un occhio della mente” a cui compete “il naturale discernimento” di “ciò che è bello e armonioso, degno di amore e ammirazione, distinguendolo da ciò che è deforme, turpe, spregevole e odioso” (A. Shaftesbury, Inquiry Concerning Virtue and Merit, in Characteristicks, ed. J. Robertson, London 1900, pag. 191) (tr. mia). L’internal sense permarrà pure in pieno clima empiristico (Home, Gerard, Blair) e Gerard lo moltiplicherà in sette categorie (novità, sublime, bellezza, imitazione, armonia, perfezione, comico). Gerard però sembra operarne una traslazione in un ambito più squisitamente mentalistico e lo sostituisce con il termine reflex sense, ovvero “la coscienza [che la mente ha] delle proprie operazioni e disposizioni” (A. Gerard, An Essay on Taste, London 1771, rist. scholars facsimiles & reprints, Delmar 1978, parte I, sez. I, pag. 3) (tr. mia). 8 F. Hutcheson, op. cit., I trattato, sez. VI, X, in M. M. Rossi, op. cit., pag. 475. 9 Seguendo la definizione di Hutcheson la bellezza assoluta è “quella bellezza che percepiamo negli oggetti senza confrontarla con quella qualunque cosa esterna di cui l’oggetto si suppone imitazione o immagine” (op. cit., I trattato, sez. I, XVI, in M. M. Rossi, op. cit., pagg. 453-454). 10 “Ma si deve osservare che per ‘bellezza assoluta originale’ non si intende qualunque qualità nell’oggetto che sarebbe di per se stesso bello senza una mente che lo percepisca: perché ‘bellezza’ come altri nomi di idee sensibili, indica propriamente una percezione di qualche mente, come caldo, freddo, dolce, amaro indicano sensazioni nella nostra mente senza che negli oggetti forse vi sia qualcosa che vi assomiglia” (ibid., pag. 451). 11 Hutcheson, temendo il relativismo estetico che comporterebbe un’impostazione lockiana, “si oppone ancorando per così dire l’idea di bellezza sia sul fianco del soggetto sia su quello dell’oggetto” (G. Sertoli, “Il gusto nell’Inghilterra del Settecento”, in L. Russo (a cura di), Il Gusto, storia di un’idea estetica, Aesthetica, Palermo 2000, pag. 94).
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Burke e il sublime nella prima metà del 'Settecento inglese

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Orrù
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Maddalena Mazzocut Mis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

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