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Violenza sportiva e diritto penale

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10 l’intervento, per quanto violento, come normale all’interno di quel determinato contesto di gara; viceversa, nel momento in cui gli sembrasse che l’atto lesivo esuli dal contesto di gara, potrebbe dare inizio ad un procedimento penale. Ma questo non significa che l’autore verrà condannato: l’ultima parola spetta comunque al giudice, che dovrà verificare il rispetto della soglia di rischio consentito, o il suo superamento: solo una precisa verifica delle concrete modalità di azione consente di stabilire se il soggetto si è reso protagonista di un reato, o se invece il suo comportamento va ritenuto in linea con la competizione sportiva, che va considerata non in linea astratta (“una partita di calcio in generale”), ma nel suo svolgimento concreto (prendendo quindi in considerazione anche il comportamento degli atleti, il clima della partita, e via dicendo). Una soluzione per il problema della violenza sportiva potrebbe essere quella di estendere la procedibilità a querela anche a quelle lesioni che comportino malattie di durata superiore ai venti giorni: in questo caso la prima valutazione del comportamento dell’atleta verrebbe compiuta da un collega, un soggetto che meglio di altri può analizzare la condotta dell’avversario, verificando il rispetto del fair-play e della soglia di rischio consentito; si tratterebbe quindi di creare una condizione di procedibilità ad hoc per le competizioni sportive, che troverebbe il suo fondamento nel trattamento di favore che l’ordinamento riserva allo sport per la sua valenza sociale. In realtà il discorso sulla condizione di procedibilità è, allo stato attuale delle cose, praticamente inutile, vista l’esistenza, negli statuti delle varie federazioni sportive, della c.d. “clausola compromissoria” 35 : gli associati si impegnano, mediante l’accettazione di tale norma, implicita nell’atto stesso si affiliazione, a non adire il giudice ordinario accettando così le decisioni del sistema di giustizia sportiva. Tale clausola è decisamente radicata all’interno del sistema sportivo, tanto che la sua violazione o elusione può essere sanzionata addirittura con lo scioglimento del vincolo fra federazione e soggetto (sia esso società o associazione, ed in tal caso si avrà la revoca dell’affiliazione, sia esso una persona fisica, ed in questo caso si avrà la radiazione). Oltre a ciò va considerato che lo stesso ordinamento sportivo si ritiene una zona autonoma, con un proprio sistema di giustizia, e difficilmente tollera per così dire “intromissioni” da parte del sistema giudiziario ordinario; non a caso la deroga alla clausola compromissoria viene concessa solamente per “gravi ragioni di opportunità” 36 . Lo sport non deve diventare un pretesto per commettere un reato senza doverne rispondere. Il trattamento privilegiato, dal punto di vista penale, di cui godono gli atleti, per 35 Cfr. cap. 7.1. 36 Art. 27 Statuto F.I.G.C.
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Violenza sportiva e diritto penale

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Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Pinamonti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gabriele Fornasari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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