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Violenza sportiva e diritto penale

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8 giocare la sfera nonostante questa fosse già in possesso di Sicignano, colpendolo. Il portiere si è immediatamente portato le mani al volto per il dolore e poi ha perso i sensi per alcuni minuti: le immagini televisive hanno mostrato tutta la drammaticità del momento, con i soccorritori che cercavano di liberare le vie aeree del giocatore, ostruite dalla lingua che si era rivoltata all’indietro, e che provavano a risvegliarlo con qualche schiaffo. Alla fine tutto si è risolto bene, con un semplice trauma cranico senza conseguenze particolari per Sicignano, che il giorno dopo ha potuto riprendere l’attività. Ma se per ipotesi i danni fossero stati peggiori, a cosa sarebbe andato incontro Corradi? Il suo comportamento è stato sanzionato dall’arbitro come fallo di gioco, con l’attribuzione al Parma di un calcio di punizione indiretto per carica al portiere. Spostiamo però l’analisi sul piano del rischio consentito: ad un attaccante è concesso qualsiasi tentativo per raggiungere il pallone sul quale interviene il portiere? Evidentemente no, altrimenti non si vede perché gli estremi difensori non entrino in campo con tutte le protezioni tipiche del football americano. È chiaro che esiste una soglia che l’attaccante non può superare. E nel caso di specie tutti gli addetti ai lavori hanno avuto la netta impressione che Corradi potesse evitare il contatto, tant’è che il movimento della gamba che ha colpito Sicignano risulta in un certo modo forzato, con il piede mantenuto molto vicino al suolo in direzione della palla: la dinamica di quel determinato tipo di uscita determina poi il fatto che il portiere assuma una posizione per così dire rannicchiata, con la conseguenza che la testa viene a trovarsi a pochi centimetri dalle mani, e conseguentemente dalla palla. L’attaccante avrebbe potuto benissimo evitare il contatto, sia non direzionando la gamba verso la testa del portiere mantenendo un normale assetto di corsa, sia saltando l’avversario. Invece Corradi ha deliberatamente scelto di tentare comunque l’intervento, accettando il rischio di colpire Sicignano, come poi è effettivamente accaduto. La domanda che dobbiamo porci è se un tale rischio, durante un’uscita di questo tipo, diversa da quelle che normalmente vengono definite “disperate” e che comportano quasi sempre un elevato rischio di contatto fisico, è normalmente accettato da un portiere che scende in campo. Un portiere di una certa esperienza 31 sa benissimo che l’uscita bassa comporta un certo rischio di contatto fisico, ma al tempo stesso sa che un attaccante può individuare i casi in cui non arriverà mai a giocare la palla; di conseguenza, in presenza di tale situazione, si aspetta che l’avversario, proprio perché conscio di non riuscire più ad intervenire in maniera efficace, rinunci a proseguire nell’azione evitando il contatto fisico. 31 Ed un portiere, per quanto giovane, che arrivi a giocare nella massima categoria professionistica ha indubbiamente tale grado di esperienza.
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Violenza sportiva e diritto penale

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Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Pinamonti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gabriele Fornasari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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