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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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4 E’ vero che la legge parla di “autorizzazioni” ma questo termine “suggerisce la necessità della partecipazione della volontà del soggetto cui il provvedimento è indirizzato” 9 . In particolare, in relazione alla natura dell’autorizzazione, si è osservato in dottrina che essa sia creativa del potere del curatore di compiere atti di straordinaria amministrazione; in altri termini, l’autorizzazione concessa dal giudice delegato si configura come un presupposto di legittimazione ossia come un presupposto del potere d’agire. La mancanza dello stesso, come accade in generale nei casi di difetto di legittimazione, comporta l’inefficacia in senso stretto dell’atto 10 e non la sua annullabilità, contrariamente a quanto sostenuto dall’opinione prevalente che perviene a tale conclusione partendo dall’assunto che l’autorizzazione avrebbe funzioni integratrici della capacità negoziale del curatore. Quanto detto porta dunque ad escludere che il curatore sia del tutto privo di potere di decisione. A sostegno di questa tesi interviene inoltre l’art. 31 che attribuisce non al giudice delegato ma al curatore l’amministrazione del patrimonio fallimentare, (sia pure sotto la direzione del giudice delegato), nonchè altre disposizioni (quale, ad esempio, l’art. 116 cod. civ.) nelle quali si parla di gestione del curatore. Non si deve dimenticare inoltre che il curatore è legittimato a reclamare contro i provvedimenti del giudice delegato. Sulla base delle ragioni sin qui esposte deve respingersi la tesi restrittiva secondo cui il curatore sarebbe un mero esecutore di ordini altrui e che in quanto tale non risponderebbe per aver tenuto comportamenti previsti da un provvedimento del giudice delegato. Se così fosse, non avrebbe senso chiedere un’autorizzazione per il compimento di atti di particolare importanza che incidono sulla consistenza del patrimonio: ciò significherebbe che il curatore, in qualità di esecutore privo di ogni potere di decisione, dovrebbe richiedere l’autorizzazione al giudice delegato o, a seconda dei casi, al tribunale “per fare ciò che il giudice delegato o il tribunale gli hanno detto di fare” 11 . Ragionando in questi termini si arriverebbe all’errata conclusione che nessuno è responsabile dell’amministrazione, dal momento che il giudice delegato potrà respingere ogni pretesa di risarcimento, affermando che egli è tenuto a rispondere soltanto nelle ipotesi di dolo, frode, concussione o di rifiuto ingiustificato di provvedere (artt. 25 - 26, n. 9 e 12). Le tesi restrittiva delle funzioni e delle responsabilità del curatore deve essere quindi respinta “per l’erroneità della premessa che ne costituisce il fondamento”. 12 9 G. CASELLI, op. cit, p. 217; F. GALGANO, L’imprenditore: impresa, contratti d’impresa, titoli di credito, fallimento, Bologna, 2001, p. 312, il quale afferma che “la funzione di direzione del giudice delegato si esercita con la concessione o il diniego delle autorizzazioni prescritte o con l’emanazione degli altri provvedimenti rimessi dalla legge alla competenza del giudice delegato, mentre è escluso in generale il potere di ordinare al curatore il compimento o di prescrivere le modalità di compimento delle operazioni fallimentari”; V. LO CASCIO, op. cit., p. 117. 10 P. PAJARDI, Il curatore, op. cit., p. 41, invece ritiene che l’atto compiuto in difetto dell’autorizzazione sia nullo. A proposito, invece, del vizio dell’autorizzazione, G. CASELLI, op. cit. p.197 e ss., condivide l’orientamento della Cassazione secondo cui “il vizio dell’autorizzazione non comporta la nullità ma l’annullabilità stessa e di riflesso dell’atto autorizzato” ma a suo avviso “ciò non significa, come ha sostenuto la Corte, che i creditori non hanno interesse a richiedere l’annullamento dell’autorizzazione”. Ancora Caselli prosegue osservando che l’autorizzazione data in modo irregolare, come ha posto in luce la Cassazione, è in grado di arrecare effettivamente pregiudizio alle ragioni dei creditori ma non lede direttamente i loro diritti nei confronti del fallimento (…), lese sono le norme che impongono l’obbligo dell’audizione del comitato dei creditori”. 11 G. CASELLI, op. cit., p. 217. 12 G. CASELLI, op. cit., p. 218.
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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Fodde
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gabriele Racugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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Parole chiave

banche
curatore fallimentare
fallimento
rimesse bancarie

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