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La liberalizzazione del trasporto ferroviario in Italia

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Capitolo primo 7 lo sviluppo e la crescita della filiera tecnologica, e quello di un abbassamento dei costi di trasporto. Quindi nel 1865 vi fu l’adozione di due provvedimenti legislativi che riordinavano l’intera materia e si proponevano il duplice obiettivo di: semplificare la gestione dell’esercizio riducendo la pletora delle società concessionarie; dare attuazione al programma delle nuove costruzioni da affidare alle stesse società. Il primo provvedimento fu la legge 20/03/1865 n° 2248 “Per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia”, con l’obiettivo di dare un primo definitivo assetto generale al sistema di trasporto su ferro. Essa disciplinava il rapporto tra Stato e i concessionari. Tale legge preparava il terreno giuridico sul quale nei successivi anni si sarebbe edificata la riforma dell’industria ferroviaria improntata ad un rapporto sinergico tra lo Stato, “regolatore e tutore dell’interesse pubblico”, e l’iniziativa privata che, adeguatamente incentivata, avrebbe dovuto contribuire allo sviluppo dell’intero settore secondo i criteri di efficienza ed economicità 6 . Il secondo provvedimento fu la legge 14/05/1865 n° 2279 “Pel riordinamento ed ampliazione delle strade ferrate del regno con la cessione di quelle governative”, detta anche “Legge dei grandi gruppi”, con la quale si decise per la cessione delle ferrovie all’industria privata, includendo nei contratti anche l’affidamento agli stessi soggetti della costruzione di nuove linee. Le società concessionarie, attraverso una serie di fusioni si ridussero da 22 a 4, ma di dimensioni e capacità finanziarie di gran lunga più consistenti. Tali società, oltre che esercenti del servizio di trasporto, sarebbero state anche proprietarie delle reti rispettivamente esercitate. La scelta del suddetto modello organizzativo privatistico, garantito dalle risorse pubbliche, fu dettata dalle precarie condizioni della finanza pubblica degli anni subito successivi alla unificazione: infatti vi furono effetti a breve termine per l’erario pubblico molto positivi, non solo per gli introiti da dismissione, ma anche per i mancati flussi negativi per il finanziamento diretto degli investimenti. Purtroppo questo modello parzialmente fallì. Lo Stato aveva cercato di finanziare la costruzione di una estesa rete infrastrutturale mediante il capitale privato (nazionale e straniero) remunerato tramite i ricavi da traffico e sussidi 6 Buratta R., “I risultati di gestione economica delle ferrovie dal 1906 al 1998”, Roma, Coordinamento Strategia e Finanza, Ferrovie dello Stato s.p.a. , 1998.
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La liberalizzazione del trasporto ferroviario in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Buccinotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Enrico Marelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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