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Sortes e oracoli nell'Italia antica

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vi delle leggende locali, saghe poi contaminate da racconti di origine greca. Il mondo greco, e soprattutto magnogreco, presto si interessò alla crescente potenza di Roma, interrogandosi sulle sue origini: Timeo di Tauromenio, Dicearco da Messina, più tardi Diodoro Siculo si occuparono anche di storia romana. Dionigi di Alicarnasso, contemporaneo di Livio, affrontò il problema delle origini di Roma nelle sue “antichità romane”, rielaborando materiale dell’annalistica romana. Le popolazioni italiche in queste fonti appaiono man mano che vengono in contatto con Roma, e vengono descritte in funzione dei loro rapporti con la città. Non è solo la storiografia a fornirci importanti notizie: un’opera come la Geografia di Strabone, o la parte sull’Italia della Naturalis Historia di Plinio costituiscono fonti di primaria importanza per la descrizione del territorio, dell’economia e della stessa distribuzione territoriale delle diverse etnie. Basta naturalmente ricordare che furono scritte fra l’età augustea e quella flavia, e non possono attestare la situazione delle origini. Singole notizie, brevi menzioni, paragoni o esempi che riguardino gli italici li troviamo in molti altri generi letterari, dall’epica alle Notti Attiche di Gellio, da Plauto a Lattanzio, in un puzzle che presenta una realtà sempre più sfaccettata e complessa. Per quanto concerne invece la divinazione vera e propria, le fonti si riferiscono al mondo romano ed etrusco, con vaghe e sporadiche menzioni delle pratiche di altre popolazioni. Opera chiave rimane il De Divinatione di Cicerone, che sotto la forma del dialogo filosofico mette in discussione la divinazione

Anteprima della Tesi di Cristina Ghezzi

Anteprima della tesi: Sortes e oracoli nell'Italia antica, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Ghezzi Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.