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La riforma del Patto di stabilità

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- 7 - rientrano la fissazione dei tassi d’interesse e la gestione delle riserve ufficiali in valuta estera. L’ammissione all’Unione monetaria europea è stata subordinata al rispetto di alcuni criteri di convergenza macroeconomici. All’inizio degli anni ’90 i Paesi europei presentavano ampie differenze sotto il profilo macroeconomico, soprattutto in termini di inflazione e disavanzi pubblici. Dato che l’adozione dell’euro non consente agli Stati la svalutazione della loro moneta nazionale, una condizione essenziale per l’avvio dell’UEM era la convergenza delle variabili macroeconomiche. I parametri previsti dal Trattato per l’ingresso nell’UEM prevedevano: ξ Un tasso di inflazione non superiore a 1,5 punti al tasso medio dei tre Paesi più virtuosi. Un sistema a cambi fissi non può essere mantenuto in presenza di forti differenziali di inflazione tra Paesi, perché provoca una diminuzione di competitività dei beni sul mercato unico con un effetto negativo sul Pil. ξ Tassi di interesse a lungo termine non superiori di due punti rispetto al Paese con l’inflazione più bassa. Questo permette di impedire opportunità di guadagno ingiustificate (arbitraggio), attraverso l’acquisto e la vendita delle obbligazioni di Paesi diversi. ξ Un tasso di cambio che per almeno due anni non abbia subito oscillazioni superiori a quelle previste dall’accordo di cambio del Sistema monetario europeo. Questo permette di impedire agli Stati di manovrare artificialmente il valore della propria valuta per entrare nell’euro con un tasso di cambio più favorevole. ξ Un disavanzo non superiore al 3% del Pil. La scelta del 3% come limite per il rapporto deficit/Pil fu motivata dal fatto che l’esperienza storica dei Paesi europei mostrava che un margine di bilancio simile è sempre stato sufficiente per correggere le recessioni attraverso gli stabilizzatori automatici 3 ; inoltre tale valore approssimava il valore medio del rapporto investimenti pubblici/Pil nel periodo 1974-91 in Europa. 3 Una stima indica che nei Paesi europei una caduta del Pil dell’1% produce in media un aumento del disavanzo dello 0,5%. Da questo si deduce che, partendo dal pareggio, il vincolo del 3% sarebbe raggiunto in presenza di una recessione del 6%, un evento considerato altamente improbabile.
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La riforma del Patto di stabilità

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Zamboni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Giuseppe Bognetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

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Parole chiave

bilancio
commissione
consiglio europeo
disciplina fiscale
italia
monetaria
patto di stabilità
regole procedurali
spesa corrente
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