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I bambini e la pubblicità: la sfida della Media Education

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4 esempio: anche senza essere andati a Roma in quei giorni si è comunque avuta l’impressione di partecipare quasi fisicamente all’evento). In realtà spesso ci si dimentica che quelle immagini, anche le più apparentemente obiettive, sono necessariamente frutto di una scelta e di uno sguardo personale: sono infatti parti di un linguaggio costituito da inquadrature, da un ritmo, da movimenti di macchina e trasmettono dei significati che vanno al di là di ciò che superficialmente viene mostrato (ad esempio il solo scegliere di riprendere una stessa persona dal basso o dall’alto significa già esprimere un giudizio su di essa: nel primo caso le si dà grande importanza, essa sembra dominare la scena; nel secondo caso appare invece sottomessa, di minor statura non solo fisica ma anche morale. Le riprese di comizi elettorali giocano moltissimo su ciò per dare una visione maggiormente positiva o negativa del candidato). La caratteristica della TV di possedere un palinsesto giornaliero ha inoltre una fortissima influenza sulle nostre abitudini quotidiane: rispetto ad alcune decine di anni fa sono cambiate le attività di svago nel tempo libero e il susseguirsi dei vari programmi scandisce il ritmo della giornata, con la conseguenza che è diminuito il tempo degli scambi sociali, della conversazione e della cura degli hobbies, primi fra tutti l’attività fisica e la lettura. 1.1: La televisione come percezione del mondo Scendendo più in profondità, Giovanni Sartori in “Homo Videns” scrive che la TV: «sta producendo una permutazione, una metamorfosi, che investe la natura stessa dell’homo sapiens. La televisione non è soltanto comunicazione, è anche al tempo stesso paideia, ovvero formazione. […] E’ un medium che genera un nuovo àntrophos, un nuovo tipo di essere umano. […] Una tesi che si fonda, in premessa, sul puro e semplice antefatto che i nostri bambini guardano la televisione per ore e ore, prima di imparare a leggere e a scrivere» e quello che assorbono, oltre ai contenuti in sé, è uno stampo formativo “tutto centrato sul vedere”1 Anche il Papa Karol Wojtyla si è espresso al riguardo: «Non è infatti questione soltanto di un condizionamento del tempo libero, cioè di una restrizione degli spazi da riservare quotidianamente ad altre attività intellettuali e ricreative, ma anche di un condizionamento della stessa psicologia, della cultura, dei comportamenti della gioventù.»2 Infatti, la grammatica delle immagini, i contenuti stessi e il modo di presentarli influiscono sul nostro modo di percepire la realtà: ciò che appare in TV e da essa viene giudicato importante, lo diventa inconsciamente anche ai nostri occhi, se non si è ricevuta un’educazione critica adeguata, e ciò lascerà una traccia nella nostra vita e nei nostri comportamenti. 1 G. Sartori, Homo videns. Televisione e post- pensiero , Laterza, Roma -Bari, 1997, pag. 14 2 D. De Kerckhove, il Papa che viaggia. L’aura elettronica, «Mass Media», n. 1, 1986, Capone Editore
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I bambini e la pubblicità: la sfida della Media Education

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Vialmin
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecnologie multimediali
  Relatore: Gabriele Coassin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

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Parole chiave

bambini
didattica
educazione
media education
pericoli televisione
pubblicità
scuola
televisione bambini
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