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Lavorare nell'editoria: il caso della Mondadori

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12 4. I lavoranti stampatori e i maestri stampatori Il futuro tipografo doveva cominciare dall’apprendistato; a volte aveva appena una dozzina d’anni, a volte più di venticinque; egli proveniva da mestieri svariatissimi: poteva essere figlio di borghesi, di farmacisti, di uscieri del tribunale, di fabbri, molte volte era figlio di lavoranti stampatori, altre volte veniva dalla provincia. Di norma doveva sapere leggere e scrivere; i regolamenti prescrivevano che conoscesse il latino e che sapesse leggere il greco; queste nozioni erano necessarie per un compositore ma non per un torcoliere, ossia l’operaio addetto al torchio, spesso analfabeta. Le condizioni dell’apprendistato venivano specificate in un contratto stipulato davanti ad un notaio tra i maestri e i parenti e controfirmato dall’apprendista; il tempo dell’apprendistato variava da due a cinque anni. Il maestro doveva insegnare il mestiere all’apprendista, alloggiarlo, mantenerlo, vestirlo e fornirlo di qualche spicciolo; da parte sua l’apprendista prometteva obbedienza al maestro, si impegnava a non lasciare la sua casa e a servirlo fedelmente. Durante l’apprendistato il giovane tipografo faceva una vita durissima: viveva in una stanzetta attigua all’officina, si alzava prima dell’arrivo dei lavoranti, preparava l’officina, serviva i lavoranti a tavola, era incaricato dei compiti più facili, ma anche più sgradevoli; di solito era lui che preparava l’inchiostro, o bagnava i fogli prima della stampa; molte volte era addetto alla manovra del torchio, lavoro semplice ma estenuante. I momenti più lieti per un apprendista erano quelli in cui doveva svolgere qualche commissione; alla sera, quando gli operai se ne erano andati, doveva risistemare l’officina prima di riposare. Finito il suo periodo, l’apprendista riceveva il brevetto e diventava lavorante. Ancora giovane, finalmente libero e celibe (durante l’apprendistato era proibito sposarsi) partiva per un viaggio di molti anni di città in città, dove offriva i propri servigi agli stampatori locali; durante questi viaggi, il lavorante perfezionava la propria tecnica, imparava gli usi delle varie officine e faceva alcune conoscenze che gli sarebbero state utili se un giorno fosse diventato maestro. 11 I maestri che dirigevano le stamperie, nei secoli XVI e XVII, erano spesso ex lavoranti, riusciti a mettersi in proprio: lavoravano con l’aiuto del figlio, a volte della moglie o della figlia; se avevano un’ordinazione urgente si rivolgevano a lavoranti di passaggio.

Anteprima della Tesi di Nicoletta Targa

Anteprima della tesi: Lavorare nell'editoria: il caso della Mondadori, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Nicoletta Targa Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

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