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Studio dei marcatori ambientali e tissutali utili per la determinazione del PMI (postmortem interval)

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10 due lavori, svolti in due ambienti diversi: i resti esposti all’attività d’insetti si sono decomposti più lentamente in ambiente arido, probabilmente perché la disidratazione di ambienti secchi inibisce l’attività di artropodi I resti in ambiente chiuso (acqua o terra) hanno mostrato un prolungamento nella prima decomposizione, ma una rapida progressione alla scheletrizzazione. Nel ’95 Spennemann e Franke hanno aggiunto i loro dati, riguardanti lo stato di preservazione di corpi rinvenuti in un atollo. [39] Tre sono le variabili generalmente identificate come influenti sulla decomposizione in ambiente tropicale: le alte temperature, l’umidità e la piovosità. L’atollo, tuttavia ha caratteristiche differenti da un’area tropicale. Un’isola è caratterizzata da suolo sabbioso, poco fertile; le piogge sono limitate e la vegetazione è meno rigogliosa. Anche gli artropodi sono in numero minore. In tali condizioni, i due autori, hanno effettuato delle esumazioni di cimiteriali che hanno fornito dati nuovi riguardanti sia la decomposizione dei resti, sia la distruzione dei materiali associati. 5 corpi su 6 sono stati trovati in casse permeabili; quello nella cassa impermeabile mostrava adipocera. I PMI erano noti e andavano da un minimo di 40 ad un massimo di 80 mesi. L’esposizione diretta e l’inumazione, naturalmente, non sono gli unici due ambiti nei quali si possono sperimentare i tempi di decomposizione di resti umani e animali. L’ambiente acquatico, per quanto poco trattato, altera le analisi, introducendo nuove e sconosciute variabili. J. B. Davis e M. L. Goff hanno cercato di confrontare i due ambienti, sia per quanto riguarda la decomposizione, sia per l’entomologia. L’esperimento è stato fatto su modello animale (Sus scrofa).[12] Lo studio dimostra chiaramente la differenza tra decomposizione in acqua e in terra. La decomposizione e gli organismi ritrovati sulla carcassa, variano a seconda dell’ambiente, delle temperature, dell’esposizione all’acqua. La successione d’insetti è molto diversa e più numerosa in ambiente terrestre. L’ambiente interditale è paragonabile a quello marino , per i fattori che influenzano la decomposizione: temperatura, salinità, profondità, correnti natura del substrato. Tuttavia i primi responsabili della decomposizione di resti, non sono i pesci i molluschi e altri piccoli vertebrati, ma i Ditteri, batteri e altre cause fisiche. Naturalmente, se la zona interditale è altamente esposta al moto ondoso o alle correnti, i Ditteri influiranno poco sulla decomposizione. La decomposizione in acqua è caratterizzata da un’iniziale perdita di biomassa, le onde e le correnti garantiscono la completa disposizione della carcassa e la loro azione maggiore o minore si riflette in una più veloce o lenta disarticolazione e decomposizione. Vediamo più nel dettaglio questo ambiente. B) Acqua: Quando un corpo è ritrovato in ambiente acquatico, la sequenza d’eventi riguardanti la decomposizione subisce un cambiamento significativo per gli scienziati forensi che tentano di determinare il PMI. Oltre ai fattori fin qui accennati, che condizionano la velocità di decomposizione, in acqua si assiste alla formazione di adipocera (saponificazione), che complica le analisi. L’ adipocera è un sapone insolubile, di aspetto lardaceo e untuoso e di odore sgradevole, prodotto dalla combinazione dei grassi neutri dei tessuti con sali di calcio e di magnesio presenti nell'acqua o nel terriccio umido in cui si trova il cadavere. E' indispensabile l'assenza di aria. Il processo inizia dal tessuto sottocutaneo, quindi si diffonde al tessuto adiposo periviscerale.

Anteprima della Tesi di Laura serena francesca Belli

Anteprima della tesi: Studio dei marcatori ambientali e tissutali utili per la determinazione del PMI (postmortem interval), Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Laura serena francesca Belli Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

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