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La pittura di Sir Edward Burne-Jones e le sue fonti letterarie

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malinconico del principe, aspetto non suggerito da Perrault. Si suggerisce anche un possibile rimando alle fiabe popolari magiare, raccolte non molto tempo prima dell’esecuzione dell’opera, in virtù della nuova attenzione che Kossuth riportò sull’Ungheria e la sua cultura (p. 57). Si propone infine un rimando iconografico alle illustrazioni di Gustave Doré, poiché alcune iconografie del disegnatore francese che accompagnano l’edizione consultata dei racconti di Perrault (che è successiva a quella apparsa a Londra negli anni Sessanta, conosciuta da Burne-Jones), richiamano indiscutibilmente alcuni dettagli e pose adottati per gli olii in esame (p. 72 e 75). Altre immagini di Doré sono indicate come possibile precedente iconografico anche in I cavalieri chiamati alla ricerca da una strana donzella della serie di arazzi di Birmingham (p. 164) e in La nave, in riferimento all’olio Sirene (p. 181). ξ 5. Il ciclo di Perseo Il capitolo che esamina il ciclo di Perseo mette in risalto le differenze e le somiglianze tra il testo poetico di Morris ‘Il destino di re Acrisio’, incluso nel ‘Paradiso Terrestre’, con i dieci acquerelli oggi a Southampton. Burne-Jones rispetta, nel complesso, la narrazione proposta da Morris, ma con delle significative differenze: in Perseo e le ninfe marine e in La morte di Medusa I egli si distacca dal poema dell’amico, che non fa riferimento a questi momenti del racconto. Sono state perciò consultate fonti classiche a cui Burne-Jones, e anche Morris, possono aver fatto riferimento con molta probabilità: ‘Le metamorfosi’ di Ovidio e la ‘Biblioteca’ di Apollodoro (le altre opere dei tragici greci che fanno riferimento al mito sono scarse e frammentarie, nel caso di Eschilo, o incentrate su un solo episodio, nel caso di Sofocle ed Euripide). Si tratta delle due maggiori raccolte di miti dell’antichità, una di origine greca e l’altra latina. Questi autori classici descrivono i momenti che Burne-Jones trascrive in pittura ove nel poema di Morris non ve ne sia cenno. I due amici conoscono Ovidio ed è lecito supporre anche Apollodoro per l’importanza del suo testo; ciò dimostra anche la pluralità di fonti a cui il pittore attinge per la realizzazione di un racconto o di un mito. Ne risulta che Burne-Jones si ispira esclusivamente ad Apollodoro per Perseo e le ninfe marine (p. 95); ad Apolldoro e Ovidio per la presenza dei figli di Medusa che nascono alla sua morte (p. 101-2); Ovidio per l’allontanamento di Perseo dopo la morte di Atlante (p. 108-110). Sembra quindi prediligere Morris per le ambientazioni e l’interpretazione dei sentimenti di paura e dolore di Medusa e Andromeda, mentre dagli autori classici ricava maggiori informazioni sugli avvenimenti e i dettagli. Curiosamente Burne-Jones elimina nel ciclo pittorico ogni elemento architettonico narrato dagli scrittori (il palazzo delle Graie, i muri che circondano il cortile di Medusa e le Gorgoni, il palazzo di Atlante). Inoltre il ciclo di Perseo testimonia le sperimentazioni tecniche che Burne-Jones tenta negli anni ‘70 e ’80 con vari supporti e materiali (p. 79-80). Le iconografie di riferimento individuate sono quella nota dei vasi attici, dei marmi Elgin del Partenone (p. 102) e del Mantegna (p. 93) e quella meno nota, e forse altrettanto valida, di un disegno di Rubens da Giulio Romano, che mostra Perseo nell’atto di togliersi i calzari (p. 95). ξ 6. Due dei ‘Racconti di Canterbury’ di Geoffrey Chaucer per l’edizione Kelmscott Nel capitolo sulle illustrazioni per ‘I Racconti di Canterbury’ di Chaucer, editi alla Kelmscott Press, sono stati presi in considerazione i due racconti prediletti dal pittore, per i quali egli ha eseguito numerosi disegni preparatori: ‘Il racconto del cavaliere’ e ‘Il racconto della priora’; nel primo spiccano le virtù laiche degli uomini d’arme, nel secondo quelle cristiane dei puri d’animo. La rispondenza al testo delle immagini disegnate per il primo racconto è stata a volte sacrificata, nei particolari degli interni dei templi soprattutto, per la difficoltà di riportare i disegni del pittore sul supporto ligneo per la stampa. Egli ha però creato delle ambientazioni (specialmente in p.133 ma anche p. 137 e p. 139) in cui ho riscontrato la vicinanza iconografica con le incisioni del testo quattrocentesco l’‘Hypnerotomachia Poliphili’, di cui Burne-Jones possiede una copia; un altro rimando al Polifilo è nel ciclo di Perseo (La testa funesta p. 122). Nella scelta dei momenti da
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La pittura di Sir Edward Burne-Jones e le sue fonti letterarie

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Stella Bottai
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Marisa Volpi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 292

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