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Il ruolo della conoscenza nei processi di internazionalizzazione dei distretti industriali

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le imprese” che costituiscono l’industria tendono a modificarsi, talora anche molto rapidamente . Alla fine degli anni Settanta domina l’idea che i primi significativi fenomeni di divisione del lavoro tra imprese hanno rappresentato essenzialmente una risposta ai mutamenti dei prezzi relativi a fattori della produzione (lavoro e capitale) e, in particolare, reazioni a fenomeni di contrazione dei profitti. Diversamente a partire dall’inizio degli anni Ottanta avanzano le ipotesi che assumono, come sfondo dell’analisi, situazioni di crescita ove il problema della ripartizione del reddito appare secondario e ove la frammentazione dei cicli appare compatibile con la crescita dei settori (Nuti, 2000). In realtà l’idea che a variazioni dei prezzi dei fattori (in ipotesi: lavoro e capitale) abbiano fatto riscontro gradi differenti di integrazione all’interno delle medesime organizzazioni sembra rappresentare una risposta agli stimoli indotti sulle strutture produttive da periodi prolungati di crescita della domanda; stimoli che vanno intesi come introduzione di tecniche già note, tali da consentire cospicui incrementi di produttività e da permettere una divisione funzionale dei compiti all’interno dei cicli produttivi dei singoli settori attraverso la nascita di imprese specializzate che, indipendentemente dal settore considerato, hanno proposto un più intenso sfruttamento delle conoscenze disponibili. Un’illustrazione di questa ipotesi può essere fornita dal ciclo conciario e dalle trasformazioni che esso subì in un distretto quale S. Croce sull’Arno. Negli anni Settanta, l’introduzione della concia al cromo (già nota fin dagli anni Trenta), determinando un vistosissimo aumento della produttività oraria, favorì la separazione delle concerie vere e proprie, dove si svolgevano le operazioni chimiche (relativamente lente), dalle attività meccaniche che potevano lavorare un numero di pelli per ora molto superiore. Tali macchine, se introdotte nelle concerie, avrebbero costretto quest’ultime a dimensionarsi su livelli di attività molto alti e quindi a compiere cospicui investimenti in capitale fisso: dati i vincoli esistenti alla disponibilità di capitale delle imprese, la soluzione che massimizzava la produttività aziendale passava per il decentramento delle lavorazioni meccaniche (Nuti, 2000). Decentramento che ha assunto, nel corso del tempo, una duplice forma: divisione orizzontale e divisione verticale del lavoro, forme corrispondenti rispettivamente a decentramento di “capacità” e di “specialità”. In 11
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Il ruolo della conoscenza nei processi di internazionalizzazione dei distretti industriali

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Prisco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2003-04
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Francesco Izzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

FAQ

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