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L'Unione delle Arti nella Regia Teatrale. Colori di Guerra. Messa in scena dell'opera ''Napoli Milionaria!'' di Eduardo De Filippo

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COLORI DI GUERRA NAPOLI MILIONARIA! Quando mi si è presentata l’occasione di lavorare sul testo di Eduardo De Filippo “Napoli Milionaria!”, in occasione del laboratorio finale di Teatro col Professor Dall’Aglio, mi sono trovata di fronte a molte opportunità di interpretazione. In un primo momento mi sono lasciata travolgere dall’enorme personalità di questo straordinario uomo di teatro. Poi è prevalsa l’attitudine ad un lavoro che compio ormai da alcuni anni, quello di unificare non solo le arti, ma anche le persone verso un unico intento. Quello di muovere energie positive. Ho iniziato un’azione di documentazione sulla guerra e sulle sue tragiche conseguenze, attraverso i racconti di parenti ed amici (libanesi, palestinesi e curdi), per scoprire che tutti i conflitti, soprattutto dalla II Guerra Mondiale in poi, hanno un comune denominatore: la perdita. Se nella I Guerra Mondiale c’era il concetto di nazione e di appartenenza ad un popolo (questioni di identità che hanno influito sia nella guerriglia palestinese sia nella guerra in Iraq), la II Guerra Mondiale è stata soprattutto subita dalla popolazione. Il singolo si è adattato ad un evento fatale che tutto pervadeva e condizionava, lasciandosi dietro le spalle valori universali ed indossando ruoli che avevano i connotati della bestialità e del meschino sciacallaggio sulle disgrazie altrui. Coloro che hanno vissuto la guerra mi hanno parlato della fame “Avevamo un solo panino a testa al giorno, io ero una ragazzina affamata, lo mangiavo subito e dopo mi contorcevo dalla fame per tutto il giorno (Jole, 74 anni, Cagliari)”, “Arrivavi con la tessera dopo aver fatto la fila e ti dicevano che era finito tutto. Avevamo fame e sapevamo che da mangiare c’era e che erano gli stessi che vendevano il cibo alla borsa nera. Non potevi ribellarti altrimenti ti riempivano di botte. Così tornavamo a casa e bevevamo acqua per riempirci lo stomaco (Pietro, 74 anni, Martina Franca) ”... “Il riscaldamento mancava e per avere un po’ di tepore si prendeva la legna degli infissi delle case diroccate; le verdure si coglievano in un orto abbandonato che stava vicino a casa, questo ci permise di andare avanti in modo sano. Per andare a prendere un lt di latte si faceva la fila di sei-sette ore dalle due del mattino, oppure per prendere il carbone dalle quattro del mattino sino alle dodici, poi con il sacco si tornava a casa per cucinare qualche minestrina di verdure” (Salvatore, 74 anni, Cagliari), della paura “Andavo a prendere il cibo dalla borsa nera nel paese di San Vendrace, che distava 8 km da Cagliari, i miei fratelli maggiori erano in guerra e toccava a me farlo anche se non avevo compiuto 15 anni. Dovevo camminare tra le bombe. Una volta sono stato sbalzato a 200 metri di distanza da una di esse (mio padre, 77 anni), “Quanta paura ho avuto, non finiva mai, ancora adesso ho paura (signora veneziana sui 70 anni)”, delle luci troppo intense “Quelle luci forti erano il presagio che gli aerei stavano arrivando a bombardare (Salvatore, 74 anni, Cagliari)”, dei rumori “Mia madre batteva i denti nel rifugio, tutti urlavano, fuori c’erano le bombe. Io cercavo di consolare mia madre. Avevo nove anni (Rolando, 75 anni, Taranto)”, delle sirene “Certe volte suona la sirena di notte 9

Anteprima della Tesi di Giuliana Satta

Anteprima della tesi: L'Unione delle Arti nella Regia Teatrale. Colori di Guerra. Messa in scena dell'opera ''Napoli Milionaria!'' di Eduardo De Filippo, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Design e Arti

Autore: Giuliana Satta Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.