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Stagioni di piombo - Il cinema poliziesco all'italiana

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Parte I – Capitolo 1 12 Conte di Milano trema, oppure ancora ai vari malavitosi insospettabili interpretati da John Saxon nei film di Lenzi e Girolami), che il commissario di turno si vedrà spesso costretto a sopprimere, rompendo le catene di una legge che li protegge, invece di perseguirli. Natural- mente, nel caso del film di Petri, ci troviamo di fronte ad un’analisi molto più profonda del problema dell’intoccabilità del potere, ed il regista sceglie un linguaggio quasi surreale, grot- tesco, che vira più verso un’indagine delle patologie della mente umana, piuttosto che verso il poliziesco vero e proprio. Il registro adottato è forse il maggiore limite del film, perché fun- ziona quando esso si concentra sul protagonista (un al solito sprezzante e sarcastico Volonté), ma finisce per portare i problemi trattati ad un livello troppo astratto. E’ innegabile comunque che Petri sia riuscito a distillare il succo degli anni rivoluzionari, parlando con chiarezza del confine labile tra il potere e l’anarchia. 2.3. Damiano Damiani Damiani è forse il cineasta che maggiormente contribuì alla nascita del poliziesco all’italiana, ed il suo cinema si avvicina molto di più al genere rispetto a quello di Petri. Con Il giorno della civetta (1968), tratto da Sciascia, Damiani contribuisce al filone mafio- so: si tratta di una pellicola che, pur narrando vicende più vicine ad A ciascuno il suo (sempre tratto da Sciascia, d’altronde), lo fa con un piglio più dinamico, puntando molto sul ritmo e sull’appetibilità per il grande pubblico, tutte cose che caratterizzeranno il cinema di Damiani anche in se- guito. Franco Nero qui si cala nel suo primo grande ruolo da uomo di legge, in questo caso un capitano dei Carabinieri, solo ed in lot- ta con la mafia. Troviamo anche Lee J. Cobb in un ruolo in cui brillava particolarmente, quello del boss mafioso. Si evince uno dei primi tentativi di dare al protagonista un antagonista forte e ca- rismatico, tanto che al personaggio di Cobb è dato molto più spa- zio in sceneggiatura di quanto ne avesse nel romanzo. La pellicola si conclude, a differenza del romanzo, con il trasferimento del ca- pitano, un “uomo” nelle parole del suo nemico, che lo rispetta con sincerità. In sostanza anche qui si ripete uno schema che si andava consolidando in quegli an- ni: un uomo solo lotta invano contro forze soverchianti, un misto di potere politico e malavi- toso.

Anteprima della Tesi di Marco Triolo

Anteprima della tesi: Stagioni di piombo - Il cinema poliziesco all'italiana, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Triolo Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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