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I diritti politici dei residenti stranieri in Europa. Il caso di Roma.

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14 della lingua, ma una rinuncia completa alla propria identità in favore di una totale assimilazione. La naturalizzazione è una “operazione di annessione profonda e to- tale” come sostiene Sayad (Sayad A., 2002, p. 303). Si tratta da una parte di an- nettere, dall’altra di lasciarsi annettere: “perciò bisogna avere una grande fede (come può essere la malafede) per fare in modo che la relazione inscritta nella naturalizzazione e offerta come uno scambio equili- brato dal punto di vista della nazionalità giuridica (acquisire assieme alla nazionalità i diritti a cui fa accedere e accettare come contropartita i doveri collegati a questi diritti) non sia o non appaia quello che in fondo è, cioè una relazione di forza” (ibidem). Questo è, ad esempio, il caso tedesco, dove solo dal 1 gennaio 2000 la legge della cittadinanza è stata relativamente ammorbidita dal punto di vista della naturalizzazione, introducendo una qualche idea di ius soli. La visione tedesca della nazionalità è chiusa e vige una sostanziale estraneità nei confronti dello straniero, visto fino a non molto tempo fa esclusivamente come una figura di passaggio, il cosiddetto lavoratore ospite (Gastarbeiter) del cui inserimento non ci si preoccupava. La Germania è il paese europeo con il tasso più alto di popolazione immigrata (8 milioni) e ha a lungo rifiutato di riconoscersi come paese di immigrazione. Fino a pochi anni fa si poteva parlare di una politica sintetizzabile nei termini “né integrazione, né segregazione”. Gli immigrati sono a lungo rimasti solo stranieri, di cui l’apporto economico era certo apprezzabile, ma di cui non si favoriva affatto l’insediamento definitivo. Esiste una tendenza a mantenere gli stranieri in una condizione giuridicamente precaria, considerata funzionale alla flessibilità sul mercato del lavoro e all’auspicato futuro rientro in patria. Il modello di estraniazione dello straniero, nato prima del crollo del muro, sembrava fatto apposta per coltivare odii e pregiudizi. L’integrazione non era vista come lo sviluppo di relazioni tra persone, ma come il risultato di un processo guidato dall’alto, ad interesse della componente tedesca. In Francia, invece, vige una normativa sulla cittadinanza legata al diritto del suolo, le politiche di accoglienza sono sempre state legate all’idea dell’assimilazionismo, dell’apertura a tutti coloro che fossero disposti ad accettare i costumi francesi. Storicamente le migrazioni sono state utilizzate in Francia, non solo per colmare occasionali mancanze di manodopera, ma anche per sopperire

Anteprima della Tesi di Cecilia Cardito

Anteprima della tesi: I diritti politici dei residenti stranieri in Europa. Il caso di Roma., Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Cecilia Cardito Contatta »

Composta da 339 pagine.

 

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