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I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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16 Viene istituito anche un parametro di riferimento, detto ECU, ricavato dalle medie ponderate delle divise comunitarie. In questo clima l’Italia giunge agli anni Ottanta. 1.5. Gli anni Ottanta: la globalizzazione e l’impresa snella Gli anni Ottanta si aprono con l’inizio della globalizzazione. Il sistema taylor- forsita non è più in grado di reggere la competizione con Paesi in cui la manodopera e il metodo di produzione riducono i costi a livelli impensabili per le industrie italiane e, più in generale, occidentali. Al contrario il modello giapponese suscita crescente attenzione per la sua capacità di gestire le incertezze del mercato e per l’innovativa modalità di produzione: il just in time e la total quality che, negli anni, diventeranno un imperativo per tutte le imprese. In particolare la qualità totale cambia la concezione del lavoro: ai dipendenti si concede una maggiore autonomia in cambio di una maggiore partecipazione al processo produttivo. In Italia le imprese de-concentrano e de-massificano, riducendo le dimensioni e abbandonando il mito della grande industria. La parola d’ordine è “esternalizzare”. Dopo aver toccato il massimo storico nel 1971, la dimensione delle imprese si riduce progressivamente, passando per i 20 addetti nel 1980 e arrivando, nel 1997, a una media di 8 (Ambrosiani Brugatelli 2002, pg 25). Questa tendenza è rilevante per diversi motivi: le dimensioni delle aziende infatti influiscono sia sulla legislazione da applicare che sulla presenza sindacale, oltre che sull’organizzazione interna. L’economia italiana cambia volto: da un lato c’è la stagflazione, ovvero la stagnazione della grande produzione (anche se si registra un +7% totale) unita all'inflazione della domanda, eccessiva, che sfugge a qualsiasi controllo, soprattutto a causa dell’elevata percentuale di lavoro sommerso. Dall’altro c’è la crescente attenzione per la qualità del lavoro. La tecnologia rende il lavoro meno manuale, più cognitivo. I compiti sono più cooperativi e meno esecutivi, le stesse mansioni diventavano polivalenti e meno specializzate (Accornero 2000, ma i pareri sono contrastanti). Al lavoratore si comincia a chiedere non più l’esecuzione passiva e meccanica di un gesto ripetitivo, ma l’attenzione alla novità, la capacità di controllare l’intero processo produttivo. In poche parole, una maggiore “flessibilità mentale”.
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Indice dalla tesi:

I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Forino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: SilviaGherardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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