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I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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17 La parola flessibilità, in particolare, diventa centrale in tutti i discorsi politici, economici e organizzativi (Regini 1988). Sin dal 1981, sull’onda di molteplici esigenze occupazionali e formative, si è sviluppata una complessa e tormentata normativa dedicata a un tipo flessibile di rapporto, in particolare al Contratto di Formazione e Lavoro. Simbolo di questa esigenza resta però il “Protocollo Scotti”, pubblicato nel 1983, in cui si parla di costo del lavoro, ma, in realtà, si da origine alla flessibilizzazione del mercato del lavoro in Italia. Nello stesso anno, sotto il quinto governo Fanfani, la legge 79/25 marzo 1983 amplia la possibilità di utilizzo dei contratti a termine per picchi stagionali a tutti i settori merceologici. Un anno dopo, il primo governo Craxi emana un decreto di revisione della scala mobile. Se prima si difendeva il potere d’acquisto adeguando parte del salari, detta contingenza, al tasso di inflazione reale ogni tre mesi, ora tale adeguamento è calcolato sul tasso annuale di inflazione programmata; è dello stesso anno la legge sui Lavori Socialmente Utili -LSU- ritenuti uno strumento utile per combattere la disoccupazione crescente. Sempre al 1984 risale la legge 863/12 dicembre 1984 sull’allargamento dei criteri del part-time e dei contratti di formazione e solidarietà. Nel 1985 il piano decennale per l’occupazione parla, per la prima volta, di “politiche per la flessibilità” e sottolinea l’importanza della formazione professionale continua. L’anno successivo il secondo governo Craxi, con la legge 84/25 marzo 1986, integrativa della 230/1962, allunga l’elenco dei motivi tipicizzati per la legittima apposizione di un termine al contratto di assunzione. La legge 56/28 febbraio 1987, invece, ribadisce l’estensione dei contratti a termine a tutti i settori merceologici. Inserisce inoltre nella lista degli autorizzati all’apposizione di un termine i contratti per lavori c.d. extra o di surroga. Viene inoltre istituita una delega alla contrattazione collettiva per l’introduzione di ipotesi supplementari in merito ai contratti a termine. Infine si rinnova la disciplina del contratto di apprendistato per renderla più flessibile e più omogenea rispetto alla nuova forma del contratto di formazione e lavoro. Il legislatore, seguendo i mutamenti che si sono susseguiti negli ultimi anni, riconosce quindi non solo la necessità, ma anche l’utilità di contratti di lavoro che, sebbene privino il lavoratore di alcune garanzie storiche, dall’altra permettono alle aziende di adeguarsi alle esigenze del mercato in continua evoluzione. Il quadro dell’economia italiana si presenta quindi così a fine decennio: da un lato lo sviluppo tecnologico richiede sempre più figure ad alta
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I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Forino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: SilviaGherardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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