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I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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8 per garantire un minimo di protezione economica e normativa ai lavoratori. Su un piano più generale, è ripristinato il R.D.L. 19 novembre 1924, n. 1825, che sancisce l’inderogabilità delle norme da parte dell’autonomia contrattuale, sia collettiva che privata. Questo decreto regio è stato il primo intervento legislativo organico in materia di lavoro, emanato per rispondere alla rapida diffusione dei cambiamenti determinati dalla rivoluzione industriale e, in particolare, del contratto di lavoro subordinato, indeterminato e a tempo pieno. Tale tipologia contrattuale diviene- e lo è tuttora- il modello standard su cui legiferare. È, infatti, ritenuto il fisiologico termine di paragone, sia perché è il più diffuso, sia perché è ritenuto l’unico in grado di garantire la stabilità e la sicurezza economica necessarie a una vita dignitosa e la stabilità del posto di lavoro. Al contrario, le altre tipologie contrattuali sono viste con sfavore e per molti anni restano limitate a settori marginali. Inoltre, con l’entrata in vigore della Costituzione, al diritto del lavoro, già considerato una delle tre componenti fondamentali del diritto privato, è riconosciuta una rilevanza notevolmente superiore rispetto al diritto commerciale e al diritto civile. In particolare, quello di lavoro diventa il rapporto tra privati di maggior rilievo sul piano costituzionale. Sin dal primo articolo della Magna Charta, infatti, appare chiaro che i Padri Costituenti intendono dare all’ordinamento repubblicano il valore base di un concetto ampio di lavoro, che escluda una divisione classista della società. L’anima pluralista di questa concezione del lavoro si scontra però con quella garantista che, considerando il lavoratore subordinato come contraente debole, ne delinea un esplicito programma di emancipazione e tutela. L’intento non è quello di creare uno stato paternalista o garantista, ma di raggiungere l’obiettivo di uguaglianza sostanziale tra lavoro e capitale, tra lavoratore e datore di lavoro, per controbilanciare l’evidente situazione di disparità tra le parti che ha dato origine al diritto del lavoro. Oltre alla protezione equitativa, però, il legislatore ha voluto attribuire al lavoratore, sia come singolo che come collettività, una posizione attiva che limitasse il potere dell’imprenditore e la libertà di iniziativa economica, in vista del conseguimento dei generali principi di uguaglianza formale e sostanziale.

Anteprima della Tesi di Chiara Forino

Anteprima della tesi: I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Chiara Forino Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

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