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La relazione tra infermiere e persona malata: il nodo strategico della professione

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6 secolo. In ambito medico, infatti, la riduzione dell’uomo e della sua salute alla res extensa “ha facilitato e reso più celere la conoscenza di questa macchina” 5 , portando a risultati impensabili e senza precedenti nella storia della medicina e della cura delle malattie, allo sviluppo di diverse discipline, tra le quali la patologia, la fisiologia, la batteriologia, l’immunologia, la chirurgia e la farmacologia. Per contro tale concezione ha dato l’avvio ad una medicina che, “a causa della […] separazione tra mente e corpo” 6 , ha finito per occuparsi “solo del contesto organico, tralasciando - più o meno consapevolmente - gli aspetti psicologici e sociali” 7 . Questo significa che ci si è preoccupati di una salute intesa solamente come cura del corpo attraverso la cura dei suoi singoli organi, non considerando la malattia come uno stato vissuto dal soggetto in maniera totalizzante ed olistica. A questo proposito, Sala sostiene che la “concezione cartesiana del corpo come corpo esteso e non già come corpo vissuto caratterizza la visione del corpo della medicina moderna, un corpo anatomico più che il corpo di una persona” 8 . Lo stesso Sala aggiunge, inoltre, che “il corpo è inteso come “oggetto” di un soggetto intellettuale che lo pensa, non come corpo vissuto o soggetto dotato di corporeità” 9 . In accordo con tali considerazioni Van Der Bruggen afferma che “la medicina occidentale è diventata scienza, che osserva i fatti e li spiega in parte come le scienze naturali classiche - con la metafisica di Cartesio come supporto implicito” 10 . A partire da tali assunti concettuali, il medico si interessa principalmente della malattia in se stessa, non ponendo attenzione al malato che la sta vivendo ed esperendo, tant’è che ”chi cura lo fa in modo oggettivo, esterno, presupponendo una propria capacità di guarigione che si colloca al di là dell’altro; il malato può essere oggettivato e identificato attraverso la sua malattia” 11 . Questo approccio “riduzionistico” è definito per l’appunto con il termine inglese di disease approach. Esso concepisce il corpo come semplice dato anatomico, come un insieme di segni e sintomi, un oggetto che deve essere riparato. Un oggetto osservato con uno “sguardo esteriore, alienante e 5 CALAMANDREI C., op. cit., pag. 76 6 MARCHI R., La comunicazione terapeutica. Interazione infermiere paziente, Sorbona, Milano, 1993, pag. 34 7 Ibidem 8 SALA R., Etica e bioetica per l’infermiere, Carocci Faber, Roma, 2003, pag. 36 9 Ivi, pag. 35 10 VAN DER BRUGGEN H., Il malato, protagonista sconosciuto, Armando, Roma, 1977, pag. 40 11 ARTIOLI G., MONTANARI R., SAFFIOTTI A., Counseling e professione infermieristica: teorie, tecniche ,casi, Carocci ,Roma, 2004, pag. 23
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La relazione tra infermiere e persona malata: il nodo strategico della professione

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Rusin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Francesco Luchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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