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Come si racconta una guerra. Analisi semiotica dei discorsi di George W. Bush durante la guerra in Iraq.

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2 regime, ad un evento spettacolare programmato in anticipo in vista della sua diffusione mediatica. Allo stesso modo, tutti gli altri momenti salienti del conflitto – dalle prese delle varie città alla liberazione del soldato Lynch, dall’avanzata delle forze alleate, ostacolata ora dai feddayn ora da bibliche tempeste di sabbia, sino ai bombardamenti chirurgici delle città, per concludere con il capitolo finale della cattura di Saddam (perfetto, con la sua barba lunga e ispida, nella parte del cattivo giustamente sconfitto) – ci sono stati spiegati e raccontati dalle fonti ufficiali e dai media come tanti episodi di un grande racconto epico: la storia di una guerra di liberazione in cui venivano descritte le mirabili gesta di una nazione coraggiosa e giusta impegnata nella lotta contro un nemico barbarico e crudele, da spodestare e distruggere per ridare la libertà ad un popolo oppresso ed eliminare una minaccia gravante su tutti i popoli liberi del pianeta. Sono stati in molti, fra gli studiosi di comunicazione e gli osservatori di politica internazionale, a denunciare l’accentuato carattere narrativo dell’ultima guerra americana. In un saggio uscito di recente che svela alcuni sconcertanti retroscena delle strategie di propaganda impiegate dal governo Bush per promuovere l’intervento armato in Iraq, ad esempio, Sheldon Rampton e John Stauber parlano di sequel della prima guerra del Golfo (Rampton, Stauber, 2003), mentre lo stesso Fracassi nota come: «il conflitto fu accuratamente programmato in funzione della sua rappresentazione mediatica. […] La pianificazione mediatica della guerra fu costruita sulla base di stereotipi provenienti dalla storia mondiale delle “liberazioni belliche”, quando il popolo insorge mettendo in fuga gli oppressori, preparandosi ad accogliere in tripudio, facendo ala ai lati delle strade, le truppe liberatrici» (op. cit.: 14). È la realizzazione della profezia di Arquila e Ronfeldt citata in exergo, secondo cui le nuove guerre le vince chi le racconta meglio? Federico Montanari ha parlato, a proposito, di «narrazione come forma attuale della guerra»: «tutto è divenuto procedura efficace, buona per la costruzione scenica, filmica, drammaticamente telegenica; e dunque, narrativa. […] Non si tratta più di dire che la guerra nasconde la verità, che in guerra da sempre la verità viene manipolata e la propaganda è la principale arma; si tratta di attestare, mai come oggi, lo statuto costruttivo di tali “verità” di guerra, cioè il loro montaggio a tavolino» 1 . 1 In Rampton, Stauber, op. cit.: 167-168.
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Come si racconta una guerra. Analisi semiotica dei discorsi di George W. Bush durante la guerra in Iraq.

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Mazzucchelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Patrizia Violi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

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