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Come si racconta una guerra. Analisi semiotica dei discorsi di George W. Bush durante la guerra in Iraq.

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5 Riflessioni conclusive «Uno degli errori più marchiani dell’oratoria di Bush è stato il voler credere che questa parola, il male, fosse un pulsante da premere a volontà per diventare sempre più potente. Se dai alla gente la possibilità di iniettarsi in vena un analgesico narcotizzante, ci sarà sempre chi continuerà a far abuso di flebo. Bush usa la minaccia del male per narcotizzare quella parte dell’opinione pubblica che più di altre si sente depressa. Certo, a suo dire si comporta così perché crede che l’America si identifichi con il bene. E non c’è dubbio che ne sia convinto. Bush ritiene che l’America sia l’unica speranza del mondo. Teme inoltre che il nostro paese stia diventando sempre più dissoluto, e che l’unica soluzione possibile – parole terribili, possenti e quasi sacre – che l’unica soluzione possibile, dicevo, sia quella di lottare per il predominio del pianeta. Dietro alla frenesia di dichiarare guerra all’Iraq si nasconde il desiderio di instaurare una robusta presenza militare nel Medio Oriente, che possa servire da trampolino di lancio per impadronirsi del mondo intero» (Mailer, 2003: 45). Le parole di Norman Mailer che abbiamo scelto per introdurre queste brevi riflessioni finali fissano molto bene un aspetto centrale dell’attività comunicativa di Bush: la rappresentazione dell’America come una nazione con una chiara responsabilità verso la storia: liberare il mondo dal male. Questo aspetto è emerso più volte nel corso del nostro “viaggio” tra i meandri delle contorsioni verbali del presidente americano, rendendo evidente come una delle caratteristiche centrali dell’oratoria di Bush sia il suo linguaggio morale. In questi discorsi, i “nemici del mondo libero” sono il prodotto di una malvagità pura, di un odio astratto che viene dal di fuori, da un mondo distante, geograficamente e culturalmente. Le opposizioni manichee che scandiscono tutti questi discorsi (democrazia vs. dittatura, modernità vs. oscurantismo, libertà vs. oppressione) testimoniano come questa amministrazione veda nella guerra al terrorismo (e ai suoi presunti alleati) una lotta tra le forze del bene e un male radicale, che va combattuto a tutti i costi. Conosciamo questi costi: bombardamenti contro paesi già disastrati, destabilizzazione politica dell’area medio-orientale, usurpazione delle regole del diritto internazionale. L’analisi sin qui condotta non aveva lo scopo (né poteva averlo) di svelare i reali interessi in gioco nel conflitto in Iraq, le reali intenzioni, strategiche e politiche, degli Stati Uniti d’America. Quello che poteva fare – e si spera, almeno in parte, sia riuscita a fare – era svelare certi aspetti che potremmo definire, con un termine talmente generico
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Come si racconta una guerra. Analisi semiotica dei discorsi di George W. Bush durante la guerra in Iraq.

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Mazzucchelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: PatriziaVioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

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