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Effetti della variazione dei tassi di rendimento sull'equilibrio finanziario di un fondo pensione a prestazioni definite

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12 Nella prospettiva di realizzare l’interesse pubblico finalizzato al recupero degli equilibri finanziari delle gestioni previdenziali ed al risanamento del sistema, ad appena due anni dalla riforma “Amato”, è intervenuto il Governo Dini con la legge 8 agosto 1995, n. 335, che nasce con tre diverse motivazioni: • la constatazione della necessità di un urgente cambiamento: il calo della popolazione attiva e l’improbabilità di ottenere livelli di crescita della produttività e delle retribuzioni analoghe a quelle conseguite nella fase di sviluppo industriale del nostro Paese lo richiedevano. Questi due fattori, infatti, determinavano l’impossibilità di garantire ai lavoratori un tasso di rendimento del sistema previdenziale superiore al tasso di crescita della contribuzione. Lo scenario alternativo all’intervento si sarebbe risolto in un’insolvenza strutturale del sistema che si sarebbe ripercosso sulle future generazioni attraverso una più elevata pressione contributiva; • l’armonizzazione tra i dipendenti da datori di lavoro privati e lavoratori pubblici, tra lavoratori dipendenti e autonomi, nonché tra uomini e donne, dei diversi regimi di contribuzione e di prestazione, al fine di evitare ingiustificabili privilegi o disparità eccessivi che creano erosione del gettito contributivo; • “l’agevolazione delle forme pensionistiche complementari allo scopo di consentire livelli aggiuntivi di copertura previdenziale”, come riportato nell’art. 1 comma 1, con l’ulteriore risultato di rendere possibili la costituzione dei fondi pensione. Da un punto di vista tecnico la riforma in esame, accanto allo sviluppo del sistema previdenziale, contempla anche l’esigenza di stabilizzare la spesa pensionistica nei confronti del prodotto interno lordo con l’introduzione di una nuova formula contributiva per il calcolo delle pensioni. Il nuovo metodo di calcolo 5 rappresenta un cambiamento radicale rispetto a quello previgente, in quanto consente di superare il problema finanziario rappresentato dall’istituto del pensionamento di “anzianità” 6 e di porre in correlazione più stretta il livello 5 Ai fini della determinazione del montante individuale dei contributi, si individua la base imponibile annua, cioè la retribuzione annua per i lavoratori dipendenti ed il reddito per i lavoratori autonomi, e si calcola l’ammontare dei contributi per ciascun anno moltiplicando la base imponibile annua per l’aliquota di computo (33% per i lavoratori dipendenti e 20% per i lavoratori autonomi). Il montante individuale, rivalutato come se fosse stato investito al tasso di variazione dei PIL, è oggetto di un procedimento di “capitalizzazione simulata”, gestito all’interno di un sistema a ripartizione ed è distribuito sulla speranza di vita dell’individuo al momento del pensionamento, attraverso l’applicazione del coefficiente di trasformazione relativo all’età dell’assicurato alla data di decorrenza della pensione, a partire dall’età di 57 anni. 6 Si può ottenere prima di aver compiuto l’età prevista per la pensione di vecchiaia. È necessario però aver maturato i seguenti requisiti: 35 anni di contributi e 57 anni di età per i lavoratori dipendenti; 35 anni di contributi e 58 anni di età per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti). Si può prescindere dall’età, se si ha una maggiore anzianità contributiva. In tal caso servono: i) almeno 37 anni di contributi per i lavoratori dipendenti; ii) almeno 40 anni di contributi per i lavoratori autonomi. Il requisito della maggiore anzianità contributiva salirà gradualmente, fino ad arrivare a 40 anni nel 2008, anche per i lavoratori
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Maderna
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Fausto Mignanego
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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