Comunicazione ed integrazione delle politiche per l’attuazione della sostenibilità.

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4 anche un nuovo contesto di relazioni all'interno di essi e tra una moltitudine di essi. Queste relazioni si impongono oggi come problema dominante da affrontare. Ancora a proposito di immaginario collettivo: che tipo di risultato evoca generalmente il nome di una delle nostre città italiane? Si focalizza sulle stereotipate e metabolizzate icone del centro storico o sulle anonime e poco descrivibili (perché poco caratterizzate) periferie che le circondano? Si può addirittura affermare che la città contemporanea sia in realtà la periferia, perché se la città è il luogo dove vive la popolazione urbana, è proprio nei grandi agglomerati che abbracciano gli antichi centri storici che si concentra oggi la gran parte degli abitanti, come dimostrano i dati elaborati dal CRESME (tab. 1 e 2). E’ su questi temi che vale la pena oggi focalizzare il dibattito sulle città. Al cambiamento delle forme delle città si affianca quello delle “forme di vita di chi le abita”.“Abitare le distanze” allora sembra essere diventato lo slogan del vivere attuale, dove domina una “incipiente contraddizione tra il rinnovato bisogno di radicamento nello spazio e la crescente appartenenza al di fuori, tra localismo e deterritorializzazione, tra l’esperienza dello stare e quella del transitare materialmente e immaterialmente attraverso mondi eterogenei” (Clementi, 1996). La cosiddetta deterritorializzazione appare dunque come la negazione e al tempo stesso la conferma di un nuovo paradigma della città contemporanea: “Il mondo si avvia a diventare una gigantesca città e l'umanità si avvia a diventare sempre più nomade. Per descrivere questo mutamento è stato coniato il termine di deterritorializzazione: «Per alcuni secoli il radicamento nel territorio circoscritto del proprio villaggio e della propria nazione ha spinto a cercare norme e leggi che esaltassero l'uniformità e l'omogeneità, ma oggi il nomadismo mentale e fisico a cui siamo destinati in modo crescente impone di trovare modalità di relazione con la molteplicità degli incontri, con la diversità, con la dinamicità delle situazioni e degli eventi. I gruppi umani crescono a dismisura o almeno assumono dimensioni ignote sinora nella storia della nostra specie. Si scompongono, migrando in luoghi diversi e si ricompongono in aggregati nuovi per via di incontri inediti»” (Scandurra, 1999). Diventare una gigantesca città sembra essere il futuro dei nostri territori ammalati di modernità: non basta più focalizzare le proprie analisi esclusivamente su di una città ogni volta che si pone l’attenzione su di un singolo centro abitato, occorre sempre percorrere la lunga scala de-gerarchizzata che dalla città passa per la provincia, la regione fino allo stato e al mondo intero. Se si allarga la riflessione a livello europeo, risulta ancora più evidente tale de-gerarchizzazione, segnata dalla difficoltà di poter tracciare confini anche a livello nazionale, dal momento che le delimitazioni dei singoli stati vedono sempre più diminuire la propria importanza a vantaggio di modelli spaziali essenzialmente tendenti a valorizzare le singole città. In una Europa (ma il discorso si potrebbe estendere a livello mondiale) dove il concetto di confine è diventato un'idea labile e differenziata, risulta evidente la difficoltà di tentare di racchiudere in un modello spaziale condiviso l'assetto dei propri sistemi urbani. Mentre il territorio acquisisce nuovi significati in epoca di globalizzazione, l'UE si affretta a tracciare confini e regioni per permettere una riduzione degli squilibri interni, promovendo programmi di sviluppo locale, finanziati dai fondi strutturali. Ma c'è da dire che in realtà le regioni disegnate dai programmi comunitari, non contribuiscono ancora alla creazione di una immagine unitaria, né stabiliscono un filo diretto evidente con le indicazioni dello Schema Spaziale di

Anteprima della Tesi di Anna Uttaro

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Tesi di Master

Autore: Anna Uttaro Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

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