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Welfare Re-Mix considerazioni a sostegno di un dialogo possibile tra bene comune e razionalità limitate

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4 Introduzione Questa tesi arriva alla fine di un triennio difficile, di un anno faticoso e di un tirocinio che in tutto ciò ha provato a mettere ordine. L’esperienza del triennio di pianificazione che la legge 328/00 ha attuato è stata, nella mia esperienza comasca, difficile e sostanzialmente poco produttiva. Spesso i piani di zona sono stati costruiti con poche riunioni affrettate. Altrove gli incontri sono stati più numerosi e defatiganti, ma non per questo più significativi. Il terzo settore non è riuscito sostanzialmente a darsi una rappresentanza sensata ed orientata alla comunità, e si è ripiegato in una doppia torsione: da un lato avviando continui e mai conclusi processi di qualificazione della rappresentanza e dall’altro perdendo continuamente di vista lo scenario complessivo della programmazione. L’ente locale ha frapposto mille barriere alla partecipazione: istituendo spazi di incontro sempre più ristretti e chiusi nella barriera dell’omogeneità (abbiamo provato anche a sperimentare la partecipazione per rappresentanza stretta ai tavoli tematici, quelli in cui dovrebbe esserci lo spazio per il confronto e l’accomunamento sui saperi); sottraendosi al confronto sulle regole del gioco; negandosi sistematicamente alla possibilità di confronto tra terzo settore e gruppo politico, affidando la comunicazione agli uffici di piano. Contestualmente in provincia ci sono almeno quattro aziende speciali o consorzi (tra costituiti e costituendi) di enti locali, che per la maggior parte nascono sulla base dell’evocazione dell’efficienza aziendalista, ma senza che ci sia una chiara definizione dell’oggetto o della funzione che andranno a ricoprire. Le relazioni tra enti locali e terzo settore, e talvolta nello stesso terzo settore tra cooperative sociali e volontariato, sono affaticate, cariche di tensione, povere di fiducia e di riconoscimenti. Credo che su questo contesto, indubbiamente difficile, gravino alcuni pesi. In primo luogo, la scarsità (assenza?) di luoghi e spazi di confronto slegato dalle questioni gestionali. Manca una sorta di ‘camera di decompressione’ politica, ma anche tecnica, in cui le questioni possano essere trattate senza la durezza della quotidianità e il peso della concretezza; uno spazio in cui le questioni possano essere snodate e comprese nell’incontro tra soggetti diversi. Ci sono stati alcuni tentativi in questo senso: iniziative formative a volte dell’ente locale a volte della cooperazione, sforzi di analisi e documentazione che hanno cercato di produrre conoscenze nel disorientamento. Piccoli passi sono stati compiuti, ma siamo ancora in apnea. Sta forse prendendo corpo, gradualmente, anche la consapevolezza di questo bisogno. Così, in queste settimane la Camera di Commercio sta lavorando alla costituzione di un Osservatorio dell’economia
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Welfare Re-Mix considerazioni a sostegno di un dialogo possibile tra bene comune e razionalità limitate

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Paini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Pianificazione del Territorio
  Corso: Master in Social Planning
  Relatore: Franca Olivetti Manoukian
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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Parole chiave

co-costruzione
ente locale
legge 328/00
mercati sociali
partecipazione
politiche sociali
social planning
terzo settore
uffici di piano
welfare
welfare enti locali

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