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Eretici e inquisitori medievali nell'opera di Cesare Cantù

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23 Pinerolo, nel primo capitolo delle Origini dei Valdesi xcvi , si sforza di dimostrare inesatte. In questo caso solo ci diranno, stando sui generali, che ella (la “setta”) è antica di guisa che sarebbe impossibile indicare per punto il tempo in cui apparve; che ella risale almeno e indubitatamente insino a Claudio vescovo di Torino, che viveva nel principio del secolo IX, o sino a san Silvestro, contemporaneo dell’imperatore Costantino o anche insino a san Paolo di cui si vantano discepoli xcvii . Cantù distingue i valdesi, il cui nome “forse viene da wald, foresta” xcviii (e non, come “narrano alcuni” xcix , da “Pietro Valdo”) dai cosiddetti “Poveri di Lione o Catari, cioè puri”: veri discepoli del predicatore lionese. Tale differenziazione si ritrova nell’opera di Muston c che ha tentato di liberare sé e i suoi dal nome di Lionisti e Poveri di Lione ci . Forzando la Summa de Catharis et Leonistis cii di frate Raniero ciii , lo storico protestante afferma che l’inquisitore convertito, nel capitolo intitolato De haeresi Leonistarum seu Pauperum de Lugdano civ , parla di una “nuova setta” non riconducibile all’‘antico’ movimento valdese. Così anche Peyran cv “vuole darci ad intendere che Reiniero, parlando dei discepoli di Valdo, non dice che essi si chiamano Valdesi, ma Poveri di Lione o Leonisti, e che esso Reiniero non avrebbe omessa questa denominazione, se ella avesse avuto alcun fondamento” cvi . Certamente anche l’erudito italiano aveva potuto utilizzare la Summa del frate domenicano, compilata nel 1250, recuperandola, come chiarisce in una nota cvii , dal tomo V del Thesaurus novus anecdoctorum di Martene e Durand. In questo volume troverà anche il fazioso, ma importantissimo, Tractatus de Haeresi Pauperum de Lugduno dello Pseudo-Davide d’Asburgo cviii , che Cantù attribuisce a Stefano di Borbone, da cui prenderà gran parte dei fondamenti della dottrina valdese.
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Eretici e inquisitori medievali nell'opera di Cesare Cantù

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Pirozzolo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Grado Giovanni Merlo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

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