Il migrante come attore trasnazionale: le rimesse come fattore di co-sviluppo

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5 INTRODUZIONE Non si può considerare la mobilità umana come un fatto biologico, alla stessa stregua della natalità e della mortalità, poiché, se tutte le persone sono soggette alla nascita e alla morte, non tutte si spostano. È però detto, giustamente, che la mobilità è fisiologica e che una società immobile non sopravviverebbe a lungo (Livi Bacci, 1981). Come per gli animali anche per gli esseri umani la mobilità rappresenta un modo per adattarsi all'ambiente, cercare nuove risorse e utilizzare meglio quelle già note. I vari tipi di mobilità geografica si distinguono, anzitutto, in base al grado di durata e transitorietà. Vi può essere la temporaneità, che comporta il ritorno al luogo di residenza, dopo breve tempo con effetti territoriali di scarsa importanza, oppure la permanenza, che implica un cambio di residenza per un periodo di almeno un anno e con un certo effetto sulle aree di partenza e di arrivo. Più complessa è la migrazione a tappe, che comporta il permanere in diversi luoghi, in modo temporaneo, prima di arrivare nel luogo reputato di stanziamento. Migrare vuol dire abbandonare un luogo in cui non si ha più interesse a rimanere perchè vi dominano condizioni repulsive (push factors), per andare a stare in un altro luogo, provvisto di condizioni attrattive (pull factors). Ciò che determina queste condizioni sono un insieme di variabili di natura economica sociale, cultuale, politica e legale che caratterizzarono un contesto strutturale, denominato territorio, espressione del corpo sociale che vi vive e si riproduce. Senza dubbio l'emigrazione alleggerisce il peso di quei popoli che crescono a un ritmo superiore a quello delle risorse, come per gran parte dei Paesi africani. Così si evita un uso ed abuso del territorio che potrebbe significare anche un degrado irreversibile delle sue caratteristiche umane, sociali, economiche, ecologiche, geografiche, ambientali, arrivando all'equilibrio con il territorio. Oggi, le migrazioni internazionali di lavoro sono legate ai dislivelli nello sviluppo socio-economico mondiale, tanto che gli spostamenti all'interno del Terzo Mondo, da un Paese sottosviluppato a uno meno sottosviluppato (p.es., dall’Africa sub-sahariana all’Africa del Nord), si calcola rappresentino la metà di tutti gli spostamenti; quelli da un Paese sviluppato a uno più sviluppato (p. es., dall'Europa mediterranea a quella

Anteprima della Tesi di Ferruccio Melappioni

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Laurea liv.I

Facoltà: Interfacoltà

Autore: Ferruccio Melappioni Contatta »

Composta da 91 pagine.

 

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