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E-democracy come processo di coltivazione raffinata del consenso. La partecipazione ai processi decisionali nel policy making della P.A. locale

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1.2. L’evoluzione storico-filosofica del concetto di democrazia (diretta e indiretta). 11 sovranità popolare, all’indomani del fallimento delle forme di nazionalizzazione della società, che ricercavano una soluzione ai problemi della sua identificazione (chi era il popolo?), interpretazione (chi e come poteva agevolarne l’espressione?) e consenso (come fare ubbidire il popolo sovrano alle decisioni del corpo politico, anche nell’eventuale dissenso ideologico sui contenuti?). Altre forme istituzionali, assumendo che il sovrano fosse ben costituito e definito, si preoccuparono di dar voce alla sua volontà, in altre parole ad organizzarne la rappresentanza; si tratta, per l’appunto, delle istituzioni della rappresentanza, le quali prestano la voce al sovrano per risolvere le questioni dell’interpretazione e del consenso. Siamo così alla prima tappa della ‘partecipazione mediata’ del popolo alle decisioni che lo riguardano. L’evoluzione della rappresentanza ha seguito e anticipato, di volta in volta, la complessificazione della società e le preoccupazioni poste dal principio di generalità dello Stato: passando per l’abolizione del mandato obbligatorio e l’affermazione costituzionale del diritto/dovere del rappresentante di portare in parlamento non le domande dei suoi rappresentati, bensì la propria interpretazione del bene comune, fino alla posizione minimalista del voto come unico momento di espressione diretta della voce del popolo. Pizzorno porta in superficie un elemento significativo nelle premesse che hanno portato all’affermazione del principio della “coscienza unico giudice del rappresentante”; secondo l’autore, bisogna risalire ad “un solido fondamento pre-politico nel rapporto di deferenza sociale che legava l’elettore al suo rappresentante. Gli eletti erano dei signori che portavano in pubblico il loro popolo, in tal modo imprestandogli una ben filtrata voce.” 26 La delega si riferisce così ad una deferenza fondata sul sentimento di inferiorità sociale di classe. Con questa prima tappa si giunge ad un mutamento radicale nella struttura funzionale del Parlamento, che è sempre meno il luogo dove “aprire al popolo”, “to throw the light of publicity on governmental acts”, il “committee of grievances” della nazione, di cui parlava John Stuart Mill nel 1840. Il parlamento non è più neppur nella finzione il luogo dove si forma l’interpretazione del bene comune dopo deliberazione aperta, bensì il luogo dove si arriva con idee già formate e dichiarate nella richiesta di fiducia all’elettore. E che non si è pronti ad abbandonare se si viene convinti che ce ne possono essere di migliori. Anzi, queste idee ci si deve impegnare a sostenerle fino al voto, per dimostrare così la fedeltà all’elettore o al partito. 27 26 ibidem. P. 6 27 ibidem, p. 7
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E-democracy come processo di coltivazione raffinata del consenso. La partecipazione ai processi decisionali nel policy making della P.A. locale

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Informazioni tesi

Autore: Claudia Lopedote
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2004-05
Università: Università degli Studi di Bologna
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Scienze della Comunicazione
Relatore: RobertoGrandi
Lingua: Italiano
Num. pagine: 279

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