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E-democracy come processo di coltivazione raffinata del consenso. La partecipazione ai processi decisionali nel policy making della P.A. locale

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1.2.1. La democrazia deliberativa procedurale come punto d’incontro. 15 L’intuizione di Rodotà, che ha scelto per questa nuova democrazia l’aggettivazione ‘continua’, mette in evidenza innanzitutto la concezione della partecipazione democratica come un processo, vale a dire un modello di partecipazione che si sviluppa nel tempo, che non ha soluzioni di continuità, anche se ha delle tappe importanti che sono scandite dalla conclusione dei processi decisionali...; mette in evidenza come questo ciclo di vita sostanzialmente non si chiude, è un processo spiraliforme, per cui dalla definizione di un problema si arriva poi alla definizione delle scelte, delle opzioni preferite, fino alla fase di valutazione e poi anche alla produzione di nuove politiche. “Per cui, quando si parla di democrazia continua, così come quando si parla di partecipazione come di un processo di definizione e poi attuazione delle politiche, si fa riferimento a questa continuità dei processi che sottostanno alla dinamica democratica. E’ proprio in questo senso che non ha pertinenza opporre questo tipo di concezione della partecipazione al concetto di democrazia rappresentativa. In realtà la democrazia di tipo deliberativo, di tipo partecipativo è invece una forma che integra e rafforza la democrazia rappresentativa in una fase in cui tra l’altro, la democrazia rappresentativa vede entrare in affanno le sue istituzioni tradizionali. In questa fase dove sostanzialmente cresce l’area delle relazioni fra attori istituzionali e attori privati — quando si parla di e-governance si parla di questo tipo di processi politici, che in qualche modo sono paralleli a quelli che si svolgono nelle sedi strettamente istituzionali — la partecipazione dei cittadini, politiche attive per stimolare la partecipazione dei cittadini sono fondamentali, proprio per mantenere e rafforzare la legittimità, il consenso e anche la capacità, l’efficacia delle istituzioni politiche.” 35 Il paradigma è esplicitamente qualitativo 36 à la Montesquieu; l’accento si sposta sui processi di formazione delle decisioni, sulla democrazia dell’uso dei poteri attraverso il vincolo e l’orientamento del carattere pubblico dell’azione di governo: come è detenuto e gestito il potere? Ritroviamo qui le due concezioni di cittadinanza attiva che, secondo Crouch, rappresentano le energie creative della democrazia: “È cittadinanza attiva nell’accezione positiva quando gruppi e organizzazioni di persone sviluppano insieme identità collettive, ne percepiscono gli interessi e formulano autonomamente richieste basate su di esse che poi girano al sistema politico. È attivismo nell’accezione negativa, protesta, accusa, quando lo scopo principale della discussione politica è vedere i politici chiamati a render conto, messi alla gogna e sottoposti a un esame ravvicinato della loro integrità pubblica e privata.” 37 In questa prospettiva si deve tener conto che il cittadino, essendo titolare di diritti e doveri nei confronti dell’Amministrazione, è: 35 Anna Carola Freschi, Docente all’Università di Firenze. FORUM PA (2004), op. cit. 36 Il polo opposto è quello del paradigma quantitativo aristotelico: chi detiene e gestisce il potere? A questa domanda, però, andrebbe aggiunta informazione specifica circa il grado e l’ambito di distribuzione e padronanza dell’ars politica. 37 Crouch Colin (2004) Postdemocrazia. Laterza. Bari-Roma, p.18
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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Lopedote
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Roberto Grandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 279

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