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La programmazione dei Fondi strutturali 2000 - 2006: I "Progetti Integrati Territoriali"

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11 Caratteristiche dei PIT  Questo  l’humus  su  cui  nascono,  si  moltiplicano,  gli  strumenti  di  Programmazione  negoziata, a partire dai Patti territoriali e dai PIT. Questi strumenti si inseriscono nel vuoto  lasciato  dall’intervento  straordinario,  e  inizialmente  assumono  anche  un  carattere  difensivo: difesa dalla crisi dell’apparato istituzionale tradizionale, dal forte declino della  spesa  pubblica,  dalla  crisi  di  rappresentanza  della  politica  travolta  da  Tangentopoli.  Questa  posizione  di  difesa  si  trasforma  in  una  strategia  di  sviluppo  con  il  pieno  coinvolgimento  delle  istituzioni  nazionali  ed  europee  e  con  un’adeguata  dotazione  finanziaria.  Il  PIT  non  è  un  nuovo  canale  finanziario  per  incentivare  gli  investimenti  aziendali  e  infrastrutturali, non è una semplice  legge di agevolazione agli  investimenti. Per  la prima  volta al territorio, inteso in tutte le sue componenti (istituzioni, organizzazioni sindacali e  imprenditoriali, associazioni) viene data la possibilità di delineare in loco le strategie dello  sviluppo,  strategie  che  prendono  in  considerazione  non  tanto  –  o  non  solo  –  i  fattori  economici dell’arretratezza,  i  fattori  “materiali”, ma  anche  altri  fattori,  che  la  tradizione  economicistica aveva sottovalutato: la coesione sociale, l’ambiente, la capacità degli attori  locali dello sviluppo di “fare squadra”. Sono questi fattori “immateriali” a determinare la  capacità o meno di crescita di un territorio, più che la disponibilità di risorse finanziarie.  Agli  imprenditori  si  chiede  non  solo  di  partecipare  ai  bandi,  ma  di  farsi  essi  stessi  protagonisti  della  crescita  del  contesto  in  cui  operano,  senza  la  quale  nessuna  attività  produttiva  è  possibile;  ai  sindacati  si  chiede  il  contributo  alla  concertazione  e  la  condivisione  delle  scelte  operate  insieme;  ai  sindaci  non  si  chiede  solo  di  mettere  a  disposizione aree per gli  insediamenti produttivi, ma di concertare  lo sviluppo e di non  delegare più a un livello superiore le scelte.   Indicativo e significativo,  il caso di Raiano in Abruzzo, area di forte emigrazione e senza  tradizione manifatturiera,  in cui un giovane sindaco nei primi anni Settanta  lancia, con  i  suoi giovani assessori, un progetto di “sviluppo endogeno”, rifiutando la localizzazione di  imprese  esterne  e  puntando  sull’imprenditoria  locale.  In  assenza  di  tradizioni  manifatturiere,  il  progetto  di  industrializzazione  punta  sulle  competenze  di  lavoratori 
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Informazioni tesi

  Autore: Eustachio Stefano Tarulli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Umberto Triulzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 317

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